La partita del futuro si chiama governance

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di Redazione 12 Giugno 2008 | 10:00
I fondi attivisti sono sempre più alla ribalta. Ma svolgere un ruolo critico e propositivo è un compito che riguarderà tutti i gestori.

Cosa accomuna Beppe Grillo e Davide Serra? Apparentemente nulla. Uno è un popolarissimo personaggio, un comico sempre controcorrente, una specie di nuovo tribuno, mentre il secondo è ex analista di 37 anni diventato poi gestore di fondi attraverso l’hedge fund Algebris.

C’è tuttavia qualcosa che unisce due individui dal background tanto diverso: entrambi hanno riportato l’attenzione del grande pubblico, degli investitori, dei piccoli azionisti, e non ultimo della stampa, su un argomento molto spesso trascurato, ovvero la corporate governance delle società quotate.

Mentre il primo aveva tentato senza successo di “licenziare” il CdA di Telecom Italia, all’epoca presieduto da Guido Rossi, Serra con una lettera di 12 pagine, qualche mese dopo ha risuonato la sveglia, contestando la governance di Assicurazioni Generali, presentando una lista alternativa di candidati per la nomina del collegio sindacale.

Mentre nel nostro paese il tema della corporate governance è un argomento di recente attualità, nei mercati più sviluppati esiste una lunga e variopinta casistica. E l’ultimo caso, recentissimo, è in questo senso significativo: secondo indiscrezioni i fondi che fanno parte della compagine azionaria di Yahoo! starebbero raccogliendo le deleghe presso un gran numero di azionisti, per sollevare dagli incarichi l’attuale board, reo di non aver accettato l’offerta da 33 dollari per azione lanciata nelle settimane scorse da Microsoft.

Anche se in Italia questi “colpi di mano” sono al momento impensabili, la “Legge sul risparmio” entrata in vigore il 12 gennaio 2006 ha in un certo senso dischiuso le porte a questa possibilità. Nello statuto delle società quotate, infatti, è previsto che i membri del consiglio di amministrazione siano eletti sulla base di liste e, inoltre, che almeno uno dei posti in consiglio sia appannaggio della lista di minoranza che ha ottenuto il maggior numero di voti.

Per molti mesi gli asset manager sembravano aver dimenticato tale opportunità poi, le sopraccitate vicende, e l’impulso di Assogestioni, che ha invitato i propri associati a presentare liste di minoranza in tutte le società quotate dove i CdA erano in scadenza, sembrano aver convinto il sistema fondi a cambiare rotta.

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