Nel naufragio delle Small Cap, Inflation Linked un porto sicuro

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di Roberto Dotti 11 Luglio 2008 | 14:30
Alla fine di giugno 2008 l’analisi dei fondi evidenzia che le migliori performance, a un anno, sono state registrate dai fondi Inflation Linked: cifre da far impallidire se comparate coi peggiori fondi comuni, con una differenza tra i due di circa il 40%.

L’inflazione è l’aumento generalizzato dei prezzi, e questi ultimi rappresentano la quantità di moneta necessaria allo scambio di beni e servizi. Il tasso d’inflazione è indicato sotto forma di variazione percentuale dei prezzi in una determinata unità di tempo.

Di norma quando l’inflazione aumenta, crescono pure i tassi di interesse nominali. Nel lungo periodo e se l’inflazione è attesa, l’aumento dei prezzi influenza solo i tassi nominali e non quelli reali, importanti per le scelte di risparmio e di investimento.

I fondi Inflation Linked sono indicati per l’investitore che vuole preservare il proprio capitale dall’erosione causata dalla dinamica dei prezzi al consumo e proteggere il potere d’acquisto del capitale investito. Considerando un portafoglio complessivo con duration piuttosto elevata e la forte sensibilità al rendimento reale, lo strumento appare ideale per cogliere fluttuazioni al rialzo dell’inflazione ipotizzando tassi di interesse stabili.

E’ quindi preferibile acquistare questo strumento quando ci si attende un repentino aumento dei prezzi che non è ancora incorporato dal livello dei tassi di interesse. Lo strumento non prevede lo stacco di un dividendo periodico; le cedole distribuite vengono infatti automaticamente reinvestite (total return).

La soluzione per ogni problema?

Gli strumenti inflation linked non sono una panacea a tutti i mali del risparmiatore che investe sul mercato obbligazionario. Il loro mirino, spesso, è puntato solamente sull’inflazione inattesa e la reattività si misura nel lungo termine, mentre nel breve possono risultare deludenti.

Questi strumenti sono esposti a rischi di perdita in caso di rialzo dei tassi d’interesse a causa di una duration relativamente elevata. L’investimento espone l’investitore ai rischi connessi all’aumento del tasso reale, ovvero al differenziale tra tasso di interesse nominale e tasso di inflazione.

Il rendimento del fondo risente invece positivamente dell’apprezzamento del prezzo del petrolio e delle materie prime: un repentino aumento dei prezzi energetici ha solitamente effetti negativi sull’economia generale, fattore che rende meno probabile un aumento dei tassi di interesse nominali.

I migliori della categoria

Ad esempio  Interfund Inflation Linked, gestito da Fideuram Gestions S.A. ha ottenuto una performance ad un anno di + 8,9% mentre Fonditalia Inflation Linked  di +8,5%.

Il fondo Interfund investe in titoli obbligazionari indicizzati all’andamento del costo della vita, denominati in dollari U.S.A., canadesi, australiani e neozelandesi, Corone svedesi, Sterline inglesi ed Euro con copertura del rischio di cambio, senza vincoli di scadenza. Il comparto può investire anche in strumenti finanziari di natura obbligazionaria, indicizzati alla variazione del costo della vita denominati in Yen.

Il benchmark del fondo è il ML Global Govt. Bond Inflation Linked Eur Hedged. Il fondo Fonditalia è anch’esso gestito da Fideuram Gestion S.A. ed ha lo stesso benchmark del fondo Interfund.



I peggiori della categoria

Il fondo peggiore è invece stato Ubi Pramerica Small Cap che ha registrato un imbarazzante performance del –38,75%. Il fondo è gestito da Ubi Pramerica e ha come benchmark il 95% DJ Euro Stoxx Small Cap; 5% ML Euro Government Bill.

La composizione del portafoglio è caratterizzata principalmente da strumenti finanziari di natura azionaria di emittenti a bassa e media capitalizzazione.
Il fondo è investito per una percentuale pari al 99% circa. Il comparto ha continuato a mantenersi sovraesposto sul settore finanziario, in considerazione della politica monetaria europea orientata al rialzo dei tassi e dell’elevato aspetto speculativo che contraddistingue il mercato italiano alla luce delle possibili aggregazioni-acquisizioni.

E’ stato sovrappesato il comparto energetico, per trarre beneficio dal recupero del prezzo del petrolio sui mercati internazionali, a seguito delle frequenti frizioni geopolitiche, nonchè dall’ondata di freddo che ha investito l’Europa e dalle problematiche derivanti dalla limitazione delle forniture di gas naturale provenienti dalla Russia.

All’interno del settore dei materiali è stato sovrappesato il comparto del cemento. Si è sovrappesato il settore dei beni di consumo discrezionali con particolare attenzione ai titoli tedeschi. Sono stati sovrappesati i titoli dei beni di consumo anticiclici, in particolare quelli europei caratterizzati da forti fondamentali e con esposizione sui mercati emergenti, nonchè i titoli esteri con esposizione alla produzione di etanolo.

Altri fondi con andamento fortemente negativo sono stati Eurizon Azionario Finanza –36,9% e Interfund Equità EU Financials –35,9%.

I MIGLIORI FONDI A UN ANNO

Valuta fondo percentuale
EURO INTERFUND INFLATION LINKED 8,80%
EURO FONDITALIA INFLATION LINKED 8,50%
EURO CARISMI PRATICO 7,40%
EURO VEGAGEST FLESSIBILE 7,20%
EURO PIONEER CIM GLOBALGOLD&M 6,70%

I PEGGIORI FONDI A UN ANNO

Valuta fondo percentuale
EURO UBI PRAMERICA SMALL CAP -38,70%
EURO EURIZON AZIONI FINANZA -36,90%
EURO INTERFUND EQUITY EU FINANCIALS -35,90%
EURO ITALFORTUNE BANKS & INSURANCE COMPANIES -35,30%
EURO NEXTAM PARTNERS STRATEGIA PRIVATE EQUITY -34,20%

fonte Uffico Studi Bluerating
dati al 30/06/2008

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