Fondi, c’è un’Italia che sa vincere

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di Redazione 23 Luglio 2021 | 08:25
Le performance del Made in Italy Fund, specializzato nelle pmi di Piazza Affari

Una media del 12% annuo composto e un rendimento complessivo del 75% circa. È la performance che può vantare negli ultimi 5 anni il Made in Italy Fund, fondo d’investimento specializzato in titoli di piccole e medie imprese d’eccellenza, che nel recente passato hanno regalato non poche soddisfazioni agli investitori. A dirigere le strategie del fondo c’è la Bayes Investments fondata da Massimo Fuggetta (nella foto), manager di lungo corso nel settore finanziario che oggi è anche chief investment officer della società. Debutto Oltremanica La sua carriera inizia nel lontano 1988, come gestore presso J.P. Morgan Investment Management a Londra, dove è arrivato a essere direttore del Global Balanced Group, con responsabilità sui portafogli bilanciati internazionali. Nel 1999 torna in Italia per diventare chief investment officer e direttore generale di Sanpaolo Imi Asset Management a Milano, società di gestione di cui diventa successivamente amministratore delegato, nel corso del 2000.

L’anno successivo, nel 2001, per Fuggetta inizia una nuova avventura professionale con la fondazione di Horatius, creata nel 2004 come società di consulenza e diventata nel 2007 una società di gestione patrimoniale. Nel 2012 il ritorno a Londra, dove nel 2014 decide di fondare un’altra società d’investimento, la Bayes Investments. Nonostante la permanenza nella capitale britannica, Fuggetta non perde di vista l’Italia. Anzi, proprio da lì matura la convinzione che il mercato azionario del nostro Paese, da sempre considerato un po’ periferico nei circuiti della finanza internazionale, nasconde in realtà alcuni tesori che tanti asset manager in tutto il mondo non hanno ancora scoperto. Si tratta dell’universo delle piccole e medie imprese d’eccellenza, che finora si sono tenute ben lontane dalla borsa ma adesso, a poco a poco, stanno cambiando il loro sentiment di diffidenza.

Oggi, a Piazza Affari, ci sono 370 società quotate, molte meno che in altri paesi. Ma, secondo Fuggetta, l’Italia è tra i pochi mercati in cui il numero di aziende quotate sul listino sta crescendo, mentre all’estero la tendenza è opposta e tante società preferiscono sempre più spesso finanziarsi con il private equity o con altri canali. A Sud delle Alpi ci sono invece tante ipo, in gran parte di small cap, società a piccola e media capitalizzazione che sono ignorate completamente dagli investitori internazionali (e dunque sottovalutate). La comunità finanziaria, infatti, quando guarda all’Italia indirizza ancora quasi sempre i riflettori sui titoli del Ftse Mib, il listino principale di Piazza Affari dove prevalgono alcune grandi large cap, società a grande capitalizzazione che operano prevalentemente in settori “tradizionali”, dalla finanza all’energia, dalle assicurazioni all’industria pesante.

Le perle del mercato

Le perle del mercato A ben guardare, però, le perle del mercato sono ben altre e sono appunto le pmi, molte delle quali operano in business di nicchia, dove hanno hanno raggiunto posizioni d’eccellenza. Inoltre, non va dimenticato un particolare tutt’altro che trascurabile: dal 2017 in poi, il legislatore italiano ha lavorato molto per avvicinare le piccole e medie aziende al mercato dei capitali. Prima è arrivata la normativa sui Piani individuali di risparmio (Pir), che ha creato nuovi prodotti finanziari il cui portafoglio è composto in gran parte da titoli di aziende a bassa capitalizzazione. I rendimenti dei Pir, come sa bene chi ne conosce la normativa, sono completamente esenti dal prelievo del 26% previsto dalla legge, qualora l’investitore tenga fermo il capitale in questi prodotti per più di 5 anni. Il che, spinge Fuggetta e molti gestori specializzati sull’azionario italiano a essere ottimisti sui flussi di capitali che le small cap saranno in grado di attirare anche nel prossimo quinquennio. Evitare un’imposta del 26% su un capital gain maturato nell’arco di 5 anni può infatti voler dire risparmiare un mucchio di soldi di “tasse”.

Alternativi e non solo

Alternativi e non solo Non va poi dimenticato che, oltre ai Pir più tradizionali nati nel 2017, stanno decollando sul mercato italiano anche i cosiddetti Pir alternativi, che possono investire buona parte della loro asset allocation anche in strumenti finanziari emessi da piccole aziende non quotate in borsa. Proprio in questo segmento di mercato, c’è ora la nuova frontiera di Bayes Investments. che nel dicembre scorso ha annunciato un accordo strategico con Scm Sim, società di gestione patrimoniale e consulenza finanziaria indipendente. Per conto di Scm Sim, la società fondata da Fuggetta svolgerà il ruolo di advisor finanziario per le strategie di un nuovo Pir alternativo. “Le aziende su cui investiamo rappresentano l’ossatura economica del nostro Paese e sicuramente meritano di ricevere una maggiore attenzione”, ha dichiarato Fuggetta annunciando la partnership siglata con Scm Sim. Dalle Alpi alla Sicilia, insomma, ci sono ancora tante perle nascoste da scoprire.

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