Mercati, quattro chiacchere su obbligazioni e dintorni

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di Redazione 3 Agosto 2021 | 15:33

Qui di seguito un Q&A in esclusiva per Bluerating con Kaspar Hense, gestore di BlueBay, che fa il punto sull’asset class obbligazionaria euro alla luce del contesto e del potenziale rialzo dei tassi, soffermandosi anche sull’impatto di Draghi al Governo e toccando altri punti interessanti, come le obbligazioni europee e l’ESG.

  1. La prospettiva di un eventuale ciclo di rialzi rappresenta un rischio per i mercati IG in euro? Come gestirlo?

Il ciclo dei rialzi a livello globale è iniziato e in qualche misura è stato già prezzato. Abbiamo visto le prime banche centrali iniziare il tapering, tra le quali la Banca Centrale svedese, neozelandese e canadese solo per citarne alcune, e altre seguiranno nel corso dell’anno. Ci aspettiamo anche che alcune aumentino i tassi: quella norvegese probabilmente lo farà a settembre mentre quella neozelandese a inizio del prossimo anno.

Anche la BCE comunicherà il tapering del programma PEPP, che però molto probabilmente sarà esteso fino a giugno e anche allora è molto probabile che il programma di acquisto di asset risulti più flessibile. Il primo aumento in Europa sembra essere distante almeno due anni e continua a rimanere incerto.

Tenendo presente queste considerazioni, ci attendiamo che la curva si irripidisca ulteriormente e che i Bund decennali scambino al di sopra dello 0% a fine anno, il che porterà i rendimenti su base annua del Benchmark IG euro in territorio negativo.

Solo una gestione attiva della duration e dello spread permette di evitare perdite consistenti. Gli spread del credito rimangono stretti, ma si stanno presentando diverse opportunità idiosincratiche e settoriali.

Sul lato sovrano, gli spread rimangono stretti con bassi rischi politici e con l’Italia che offre un discreto valore, in particolare nella parte più lunga della curva. Anche a livello sovranazionale europeo è da prendere in considerazione un’ampia offerta nel quadro generale denominato in euro.

  1. Alla luce della recente approvazione del Recovery Plan italiano da parte della Commissione Europea, quali sono le vostre aspettative riguardo alle obbligazioni governative e corporate italiane?

Nel complesso, con Draghi alla guida del Governo ci attendiamo un’ulteriore convergenza tra la Germania, la Francia e l’Italia che potrebbe sostenere i mercati. In particolare le elezioni tedesche, dopo 16 anni di leadership Merkel, offrono una grande opportunità.

A nostro avviso molto probabilmente l’onorevole Laschet, anche lui della CDU, prenderà il posto della Merkel. La sua linea è più cooperativa e meno dirigista. Perciò, anche se ci attendiamo che la forte leadership della Merkel abbia alcune ripercussioni negative, come abbiamo visto quando Lagarde è arrivata alla BCE, l’approccio cooperativo e inclusivo presenta alcuni grandi vantaggi. Mentre la Lagarde è riuscita a portare a un riavvicinamento tra falchi e colombe grazie al fatto di non essersi schierata da nessuno dei due lati, pensiamo che il prossimo anno non solo Macron, ma anche Draghi avrà più margine di manovra per decidere la futura strategia europea.

  1. Vedete un trend sostenibile verso le “obbligazioni europee” emesse dall’Unione Europea, oppure si tratta solo di un fenomeno temporaneo che probabilmente si concluderà con la fine della pandemia?

Le nuove obbligazioni europee rappresentano chiaramente il futuro. Non solo per quanto riguarda una mini unione fiscale europea al di là dei criteri di Maastricht, ma rappresentano anche un importante primo passo riguardo all’unione del mercato dei capitali. Se l’Europa vuole avere successo dal punto di vista economico in futuro ed essere competitiva rispetto alla Cina, un mercato comune rappresenta un passo fondamentale per ridurre i costi del capitale e abbassare le barriere nazionali promuovendo la crescita.

  1. Quali sono le aree o i settori più interessanti nel panorama investment grade europeo attualmente e per quali motivi?

Continuiamo a credere che le obbligazioni subordinate europee offrano non solo un valore reale, ma anche un solido sostegno creditizio. Con i rapporti di capitale che restano alti e i tassi di default presumibilmente piuttosto bassi, riteniamo che il rischio di una crisi finanziaria in grado di far scattare i livelli di conversione sia molto ridotto.

  1. Come integrate i fattori ESG nelle vostre strategie?

Il punto di forza chiave del nostro processo di investimento è che non ci affidiamo solo su fornitori di dati esterni, ma conduciamo la nostra analisi proprietaria sui fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) e evidenziamo l’impatto che possono avere sulla valutazione degli strumenti finanziari. I criteri ESG sono pienamente integrati nel nostro approccio di investimento e vengono applicati in tutta la gamma delle nostre strategie, incluse quelle gestite dal nostro team Investment Grade.

Per quanto riguarda le idee di investimento, il nostro approccio sul lato sovrano è da sempre focalizzato sulle politiche e la politica, in particolare sui meeting politici, con enfasi sulle dimensioni legate alla “S” e alla “G”.  Nel tempo abbiamo semplificato l’approccio e ora l’ESG è diventato uno dei quattro pilastri per ogni raccomandazione. Con ciò, ci assicuriamo che ogni analista sia quantomeno consapevole delle questioni ESG nel caso in cui consideri il rischio basso o moderato. In alcuni casi virtuosi, se vediamo un potenziale miglioramento nel punteggio sulla sostenibilità, le considerazioni ESG possono anche rappresentare il motivo che giustifica l’investimento.

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