Mercati, ad agosto meglio non cambiare rotta e investimenti

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di Redazione 5 Agosto 2021 | 16:21

Dopo un primo semestre molto positivo per i mercati azionari, recentemente, l’andamento delle Borse è stato un po’ più erratico. In particolare, si è assistito ad un forte e inaspettato calo dei tassi sulle obbligazioni governative, che a sua volta ha innescato importanti rotazioni sui mercati azionari, con la sovra-performance dello stile growth rispetto al value, dei settori difensivi rispetto ai ciclici e degli Stati Uniti rispetto all’Europa. In questo quadro i mercati emergenti hanno subito una consistente battuta d’arresto, frenati dalle Borse asiatiche. La tradizionale volatilità e la scarsa liquidità estiva possono avere in parte inciso, ma due sono state le fonti di preoccupazione, che hanno minato l’ottimismo degli investitori sull’evoluzione del quadro macroeconomico globale: da una parte, i timori per la rapida diffusione della nuova variante di Covid-19, la Delta, e il rischio di nuove possibili limitazioni alla mobilità delle persone e allo svolgimento delle attività economiche. Dall’altra parte, le misure restrittive implementate dalle autorità cinesi nei confronti di diverse categorie di società – in primis quelle che operano nel settore tecnologico e dell’istruzione – finalizzate anche a contrastare l’avanzata delle multinazionali estere sul territorio nazionale. I ribassi registrati sono legati innanzitutto al fatto che gli investitori, temendo una riduzione importante della liquidità, hanno ridotto aggressivamente le posizioni.

In questo contesto, se fino a poco tempo fa i dubbi erano per un eventuale surriscaldamento dell’economia americana e un repentino aumento dell’inflazione, – potenzialmente in grado di provocare un errore di politica monetaria da parte della Fed, – attualmente le preoccupazioni sono legate all’andamento della crescita, mentre l’ “allarme inflazione” sembra rientrato.

Il team Investment Research & Advisory di ANIMA ritiene che i timori di un brusco rallentamento dell’economia globale siano eccessivi e sovrastimati. Se è vero che la ripresa economica non procede alla stessa velocità in tutte le regioni, infatti, è altrettanto vero che nel complesso la crescita globale è in buone condizioni. Continuiamo ad aspettarci una robusta espansione dell’economia mondiale nel corso del 2021 (+6,5%), con un ribilanciamento fra le aree geografiche: nel dettaglio, nel terzo trimestre, il PIL dovrebbe espandersi ad un ritmo del 9,5% negli Stati Uniti, 10,8% in Area Euro e del 6% in Cina. L’ Area Euro, nei prossimi mesi, guiderà la crescita globale grazie all’accelerazione delle vaccinazioni e alle riaperture; gli Stati Uniti, però, non hanno esaurito le proprie potenzialità: la ripresa del mercato del lavoro acquisterà vigore con la scadenza dei generosi sussidi di disoccupazione approvati dall’Amministrazione Biden. La Cina, infine, continuerà a percorrere il sentiero di rallentamento verso il potenziale, in parte voluto direttamente dalle autorità, che sembrano comunque intenzionate a non far mancare il proprio supporto in caso di necessità.

Per quanto riguarda l’inflazione, il nostro scenario base non è cambiato. Riteniamo che il picco a livello globale sia stato raggiunto, ma che il rallentamento sarà molto graduale, perché le dinamiche connesse alla pandemia offriranno supporto ai prezzi nel secondo semestre: detto in altri termini, le pressioni registrate si riveleranno sì transitorie nel medio termine, ma gli

squilibri tra domanda ed offerta legati alle riaperture avranno una certa persistenza, alimentando nuovamente la narrativa reflazionistica. Con riferimento alla variante Delta, i vaccini principali offrono una copertura elevata rispetto al rischio di sviluppo della malattia in forma grave e quindi dovrebbero limitare i ricoveri ospedalieri. Al momento, infatti, i contagi sono in aumento in Area Euro e USA, ma le ospedalizzazioni risultano sotto controllo. Pertanto, l’impatto economico e di mercato di una potenziale “ondata Delta” dovrebbe essere gestibile (almeno nei paesi in cui le campagne vaccinali sono ad uno stadio avanzato e manca poco per raggiungere l’immunità di gregge).

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