Paesi emergenti: buoni i fondi sud americani

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di Roberto Dotti 21 Luglio 2008 | 11:38
Negli ultimi due decenni le regioni dell’America Latina ricche di materie prime, hanno beneficiato come non mai della crescita dell’economia mondiale. La domanda proveniente dall’Europa e dagli Usa ha segnato un’impennata, cui hanno fatto seguito il boom asiatico e in particolare le pressanti richieste della Cina di risorse agricole ed altri beni naturali. In aggiunta, dopo anni di stasi e con qualche reticenza anche la domande interna ha finalmente risollevato il capo.

L’analisi dei migliori e peggiori comparti inclusi nell’area azionari emergenti vede il fondo Templeton Latin America Fund in vetta alla classifica nella settimana che va dal 9 al 16 luglio con una performance positiva del +3,6%.

Il comparto, lanciato nel maggio 2001, gestisce un patrimonio di 2180,7 mln di dollaro e ha registrato una performance YTD negativa -7,2% contro una performance a 3 anni del 28,7%. Il benchmark di riferimento è il S&P/IFCI Latin America Index.

Il comparto investe principalmente in azioni e in via sussidiaria in obbligazioni di emittenti costituiti o con attività principale nella regione latino-americana. La regione latino-americana, include, ma non è limitata, ai seguenti paesi: Argentina, Belize, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guyana Francese, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Suriname, Trinidad/Tobago, Uruguay e Venezuela. Il saldo del patrimonio del comparto può essere investito in azioni e obbligazioni di società e enti governativi di paesi diversi da quelli sopra menzionati. Inoltre il comparto può ricercare opportunità di investimento in altri tipi di strumenti finanziari, quali azioni privilegiate, titoli convertibili in azioni ordinarie e titoli a reddito fisso, denominati in altra valuta rispetto a quelle dell’America Latina, quali il Dollaro USA o l’Euro. La valuta base del Comparto è il Dollaro USA.

Negli ultimi due decenni le regioni dell’ America latina ricche di materie prime, hanno beneficiato come non mai della crescita dell’economia mondiale. La domanda proveniente dall’Europa e dagli Usa ha segnato un’impennata, cui hanno fatto seguito il boom asiatico e in particolare le pressanti richieste della Cina di risorse agricole ed altri beni naturali. In aggiunta, dopo anni di stasi e con qualche reticenza anche la domande interna ha finalmente risollevato il capo.

Negli anni ’90 si è assistito ad un primo ciclo di riforme economiche che ha portato anche ad un ricambio della classe dirigente con mentalità più pragmatica e meno ideologica. Le parole d’ordine sono state: stabilità, apertura esterna e riforma dello stato.

La stabilità dei prezzi è stata raggiunta grazie ad una vera e propria rivoluzione fiscale che ha permesso di abbattere i deficit statali ed all’incremento della autonomia e indipendenza delle banche centrali.

L’ apertura del commercio con l’estero è stato favorito da una riduzione generalizzata delle barriere doganali e da un processo più intenso e di maggior respiro di integrazione regionale.

Attraverso la privatizzazione di numerose imprese pubbliche si è assistito alla riduzione del coinvolgimento dello stato in economia con conseguente stimolo per imprese straniere ad entrare in mercati fino a quel momento chiusi o penetrabili in condizioni di svantaggio.

La ripresa economica e la sensibile contrazione dell’inflazione hanno favorito un recupero della fiducia degli investitori stranieri nelle aspettative economiche della regione.

Inoltre l’aumento dei redditi ha contribuito alla diffusione dell’uso di internet e della tv satellitare che hanno avvicinato i rispettivi utenti a nuovi modelli di consumo e nuovi prodotti.

Il rischio di un investimento in questi Paesi è superiore che altrove: rimangono ancora da risolvere numerosi problemi specialmente in campo sociale ed infrastrutturale, ma grazie all’introduzione dei corsi di cambio flessibili e ai successi nella lotta all’inflazione mi sento di ribadire che sarà difficile assistere a gravi crisi come quelle abbattutesi sulla regione negli anni Novanta.

La creazione di un ambiente favorevole agli investitori stranieri presuppone ancora uno sforzo riformatore che consenta di raggiungere livelli soddisfacenti di sicurezza per le imprese straniere e di aumentare i livelli di istruzione, assistenza e giustizia sociale.

Il Brasile rimane sempre la locomotiva della regione: l’alto prezzo del barile ha però portato la comunità internazionale a risparmiare sugli acquisti, facendo arrivare meno soldi nelle casse dello Stato. Inoltre da aprile, la Banca centrale ha aumentato due volte i tassi di interesse, per far fronte alle pressioni inflazionistiche che si fanno sentire anche li.

I MIGLIORI FONDI AZIONARI DAL 09/07 AL 16/07

Valuta fondo percentuale
USD TEMPLETON LATIN AMERICA FUND 3,60%
USD PARVEST LATIN AMERICA 3,12%
EURO SGAM FUND EQUITIES LATIN AMERICA 2,45%
USD CS EQUITY FUND (LUX) LATIN AMERICA 2,38%
EURO SISF LATIN AMERICAN EUR 2,27%

I PEGGIORI FONDI AZIONARI DAL 09/07 AL 16/07

Valuta fondo percentuale
EURO DWS INDIA -11,45%
EURO INVESCO INDIA EQUITY FUND -11,31%
USD SISF INDIAN EQUITY -11,05%
EURO CAF INDIA -10,65%
USD JP MORGAN FUNDS JF INDIA FUND -10,13%

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