Performance, i fondi sovrani vogliono almeno il 5%

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di Marco Mairate 28 Luglio 2008 | 12:30
I fondi sovrani sono arrivati a detenere asset per 2,9 trilioni di dollari ma, entro il 2015, questa cifra dovrebbe lievitare fino a 12 trilioni di dollari. Una potenza di fuoco inimmaginabile che darebbe la possibilità ai fondi di superare (in termini di masse gestite) prima le riserve valutarie mondiali e poi di avvicinarsi al patrimonio di compagnie assicurative, fondi pensione e fondi comuni.

Che fine hanno fato i fondi sovrani?

Ne avevamo tanto sentito parlare nel 2007 subito dopo lo scoppio della crisi subprime, quando molti di questi super fondi avevano deciso di investire parte dei loro ingenti capitali in banche e aziende in crisi di liquidità. Ora 12 mesi più tardi e dopo aver investito oltre 60 miliardi di dollari in banche di investimento e affini, i fondi sono più attivi che mai e (nell’ombra) continuano a stringere accordi e alleanze con banche,  fondi immobiliari, il tutto con un profilo basso.

Cosa Vogliono

Secondo un recente studio di Barclays sui fondi sovrani, questo nuovo player della finanza globale punta ad ottenere rendimenti sicuri con un orizzonte temporale di lungo periodo. In dettaglio – sempre secondo Barclays che ha già approntato un ufficio di consulenza tutto dedicato a SWi– i fondi puntano ad ottenere una remunerazione del capitale pari al 5%  sopra il taso di inflazione.

Per fare questo i fondi si muovono come i fondi pensione delle università americane (endowment) che investono larghe fette del proprio patrimonio in diverse asset class, dalle più tradizionali (azioni, obbligazioni, valute9 fino a materie prime, private equity e hedge fund. Importanti sono anche gli investimenti  diretti in titoli di società quotate e non e nei mercati emergenti, inclusa l’Africa.

Dollaro addio

I fondi sovrani continuano il graduale disimpegno dalla valuta statunitense, presente oggi nei portafoglio dei principali fondi del mondo, verso lidi più sicuri. Lo ‘shift’ dal dollaro verso altre valute è stato graduale ma continuo negli ultimi 12 mesi, fattore che a sua volta ha indebolito lo stesso biglietto verde.

Di recente il Financial Times ha riportato che un principale fondo sovrano dell’area del Golfo avrebbe già ridotto la propria esposizione al dollaro dall’80 al 60% negli ultimi 12 mesi. Anche il China State Administration of Foreign Exchange (SAFE) vuole ridurre la propria esposizione verso il biglietto verde: per farlo pèrò ha deciso di stringere accordi con alcune grandi firme del private equity europee. In questo modo il fondo eviterebbe di provocare degli shock valutari e di far così scendere il dollaro ulteriormente. 

Banche d’affari

Lo scorso marzo il fondo sovrano di Singapore, Temasek Holdings, aveva rilevato 86,9 milioni di titoli della banca d’affari Merrill Lynch. In totale il fondo sovrano ha comprato azioni della banca d’affari guidata da Richard Fuld in due occasioni: lo scorso dicembre e in febbraio, ad un prezzo medio di 48 dollari, e per un controvalore di 5 miliardi di dollari.

Recentemente alcuni rumors di mercato riportavano che il fondo di Singapore avrebbe ceduto metà della sua quota nella banca di investimento ma al 31 marzo (secondo Reuters) la quota era ancora intatta. Dal primo dicembre 2007 ad oggi i titoli Merrill Lynch hanno perso il 52% del loro valore causando così una perdita (non ancora realizzata) per il fondo sovrano di quasi 2,5 miliardi di dollari.

Nuovi fondi crescono

Anche il Giappone sta meditando sul lancio di un proprio fondo sovrano. Il partito Liberale Democratico vorrebbe infatti lanciare presto una versione nipponica dei fondi sovrani con un capitale iniziale di 94,2 miliardi di dollari. I fondi dovrebbero arrivare in parte dai fondi pensione, come il Government Pension Fund che gestisce 120 trilioni di yen di cui più di due terzi sono investiti in obbligazioni nipponiche.

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