Investimenti, la spinta della sostenibilità

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di Redazione 7 Gennaio 2022 | 16:04

Di seguito un commento su come la spinta della sostenibilità sosterrà gli investimenti delle aziende e di conseguenza la crescita, a cura di Sébastien Page, Head of Global Multi Asset, Justin Thomson, Head of International Equity e CIO, Mark Vaselkiv, CIO Fixed Income, T. Rowe Price.

La vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, le infrastrutture fatiscenti, i prezzi dell’energia più alti e la necessità di lungo termine di ridurre le emissioni di carbonio hanno reso la sostenibilità una priorità dell’agenda politica globale. Ciò potrebbe stimolare gli investimenti fissi pubblici e privati nel 2022, sostenendo la crescita economica.

Le aziende globali sembrano avere ampie risorse per finanziare gli investimenti fissi, grazie a utili solidi, al contenimento delle spese durante la pandemia e all’aumento dei prestiti a basso costo. Le disponibilità liquide delle società parte dell’indice S&P 500, per esempio, ammontavano a quasi 2.000 miliardi di dollari alla fine di settembre 2021.

La spesa delle aziende per gli investimenti fissi è stata relativamente contenuta negli ultimi decenni, in parte perché le nuove tecnologie hanno permesso alle aziende di aumentare la produttività e la redditività senza pesanti esborsi di capitale.

Ma questo potrebbe cambiare. La ripresa economica ha stimolato una forte accelerazione ciclica del capex nel 2021. La spinta verso la sostenibilità potrebbe generare un’ondata più estesa di investimenti in infrastrutture fisiche – porti, autostrade, reti elettriche, ecc. – e nella produzione di beni strumentali. Nello specifico, sono quattro i trend che sembrano avere il potenziale per spingere verso un aumento del capex:

  • Raggiungere l’obiettivo globale di emissioni di carbonio “net zero” entro il 2050 richiederà forti investimenti nei servizi pubblici, nel settore automobilistico e nelle tecnologie green.
  • I porti e le flotte marittime dovranno essere ampliati per sostenere le catene di fornitura globali; l’onshoring di tali catene potrebbe far aumentare la domanda di magazzini, trasporti su rotaia e su camion, nonché di stabilimenti produttivi sul territorio nazionale.
  • La pressione al rialzo sui salari potrebbe produrre un effetto di sostituzione, dato che le aziende cercano di sostituire la forza lavoro con il capitale, stimolando gli investimenti in automazione.
  • Le aziende potrebbero decidere di ristabilire le scorte esaurite, il che a sua volta potrebbe stimolare gli investimenti in nuove capacità produttive.
  • Le autorità fiscali sembrano più rilassate riguardo alla spesa, al debito e all’inflazione. Ciò potrebbe spianare la strada alla spesa per le infrastrutture pubbliche, come il pacchetto da 1.000 miliardi di dollari approvato dal Congresso degli Stati Uniti alla fine del 2021.

Per gli investitori, queste tendenze potrebbero generare potenziali opportunità nei mercati azionari e del credito nel 2022.

Un boom del capex potrebbe stimolare le vendite e i guadagni dei produttori di beni strumentali, a potenziale vantaggio dei mercati azionari in Germania e Giappone, che ospitano alcune delle principali aziende industriali del mondo.

Anche le banche europee, che si sono ritagliate un ruolo importante nel finanziamento degli investimenti nel solare, nell’eolico e in altre fonti di energia rinnovabile, potrebbero essere beneficiarie indirette. 

L’aumento dei prezzi dell’energia visto nel 2021 potrebbe anche aiutare a ridurre le emissioni di carbonio, frenando la domanda di petrolio e rendendo le fonti rinnovabili più competitive. In larga misura, i prezzi più alti dell’energia sono il prodotto di un costante declino degli investimenti in petrolio e gas – in parte guidato dalla pressione degli azionisti attivisti, ma anche a riflesso della scarsa redditività del settore.

Alcune di queste aziende non hanno generato free cash flow per anni. Se si guarda ad alcuni dei principali operatori petroliferi si nota che i loro titoli hanno perso molto rispetto a cinque anni fa, pur trovandoci in una delle maggiori fasi rialziste della storia.

Via via che ci spostiamo dai combustibili fossili a fonti di energia più pulite, i prossimi dieci anni potrebbero essere interessanti. Tuttavia, in questa fase potremmo comunque vedere un’alta domanda di combustibili “di transizione”, in particolare il gas naturale. Ciò probabilmente richiederebbe investimenti sostanziali nella produzione e distribuzione del gas e i mercati globali dell’high yield sembrano ben posizionati per fornire tale capitale.

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