Fuggetta (Bayes): “Nessun effetto-guerra sulla raccolta dei Pir”

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di Redazione 4 Aprile 2022 | 10:05
Intervista al ceo del made in Italy Fund, che dice la sua anche sulle voci chiusura del segmento di borsa dedicato ai fondi quotati: “Sarebbe un grave errore”

I Pir, gli effetti della crisi geopolitica e le ipotesi di chiusura di ATFund, il segmento di Borsa Italiana dedicato ai fondi quotati. Sono gli argomenti affrontati in questa intervista a Bluerating.com da Massimo Fuggetta (nella foto), cio del Made in Italy Fund di Bayes Investments

L’ultimo mese seguito allo scoppio della guerra in Ucraina ha portato molta volatilità nei mercati; come ha gestito il suo portafoglio per far fronte a questa situazione?

Non abbiamo fatto assolutamente niente, salvo assistere per un paio di settimane al panico generale, dal quale ci siamo accuratamente astenuti dal partecipare. Merito anche dei nostri investitori, che si sono comportati con altrettanto senno. Alcuni ne hanno anzi approfittato per incrementare il loro investimento nel fondo, e con le nuove sottoscrizioni abbiamo aumentato la posizione nei titoli che erano più scesi, con il risultato che a marzo il fondo ha un rendimento positivo, al contrario del rendimento negativo degli indici di mercato.

Crede che le small e mid cap abbiano tenuto meglio rispetto alle large cap?

Il calo indiscriminato del primo trimestre è stato più o meno di simile entità, così come lo fu quello del primo trimestre del 2020 allo scoppio della pandemia. Il panico crea un vortice che non distingue tra dimensioni, settori e livelli di valutazione. Così come allora si temeva un’esplosione incontrollabile del virus ora si teme l’escalation nucleare. Si tratta in entrambi i casi di timori fondati, non di paure irrazionali. Ma ciò che è irrazionale è la reazione emotiva.

Secondo molti analisti la volatilità del mercato azionario italiano potrebbe impattare sulla raccolta dei Pir alternativi. Qual è la sua opinione al riguardo?

Spero e credo di no. L’investimento Pir è, ancora più di altri, un investimento di lungo periodo. L’enorme beneficio fiscale che si ottiene restando investiti per cinque anni (il 26% del rendimento cumulato sull’intero periodo) è largamente superiore ai presunti vantaggi tattici che gli investitori impazienti si aspettano dal market timing.

Anche in questa fase di volatilità ci sono dei settori che lei considera resilienti e sui quali conviene puntare? e se sì quali? Ci può fare qualche esempio di titoli che lei ritiene interessanti in questa fase di mercato?

Ci sono investimenti interessanti in tutti i settori. Non è il settore in quanto tale che rende un titolo più o meno attraente, quanto la differenza tra il suo valore fondamentale ed il prezzo di mercato. Fasi di mercato concitate come quella delle ultime settimane possono ampliare ulteriormente il divario tra i due e offrire ottime opportunità di investimento. Alcuni dei nostri titoli (che non hanno nulla di rilevante a che vedere con Russia, materie prime e temi limitrofi)  sono ancora giù del 20-30% da inizio anno, a causa della reazione inconsulta di qualche investitore, professionisti inclusi, alcuni dei quali in questi frangenti si lasciano prendere la mano come e anche più dei non professionisti.

Nei giorni scorsi qualcuno ha ipotizzato che Euronext stia pensando di chiudere il segmento dei fondi quotati, che a detta di tutti non hanno finora avuto il successo sperato anche per la resistenza delle banche a proporli alla clientela. Qual è la sua opinione in merito? 

Sarebbe un grave errore. La piattaforma ATFund consente a qualunque investitore di comprare quote di fondi comuni attraverso gli sportelli della propria banca, l’home banking o utilizzando una piattaforma di trading, pagando commissioni più basse perché prive della quota che remunera il collocatore. In pratica, tuttavia, è un’operazione tutt’altro che semplice, poiché pochissimi intermediari hanno reso ATFund accessibile ai propri clienti. È proprio a causa dell’ostracismo interessato dei collocatori che il mercato non è mai decollato, a scapito dell’interesse degli investitori che è invece al centro della normativa Mifid. Chiudere ATFund sarebbe un evidente fallimento di mercato. Per evitarlo ci sarebbe bisogno di un tempestivo intervento legislativo che obbligasse gli intermediari a garantire ai propri clienti l’accesso ad ATFund. Di tale intervento Euronext dovrebbe anzi farsi sostenitore e promotore, invece che lasciarsi tentare dall’abbandono. Un mercato aperto per gli investimenti in fondi comuni, idealmente esteso a tutti e sette i mercati in cui è presente Euronext, creerebbe un circolo virtuoso che andrebbe a beneficio di tutti gli investitori, delle aziende e della società in generale: la S di ESG di cui di questi tempi si fa un gran parlare.

 

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