Il ceo che molla tutto per stare in spiaggia

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di Redazione 29 Giugno 2022 | 14:04

Dimettersi daun fondo da 68 miliardi di dollari. E’ la storia di Andrew Formica, che ha deciso di lasciare Jupiter Asset Management. Come scrive Forbes, l’attuale ceo della società ha infatti comunicato al cda del fondo di investimento di voler rinunciare al suo incarico con decorrenza a partire dal 1° ottobre 2022. Le ragioni del passo indietro non sono però rintracciabili in conflitti interni alla società o in dissappori con i vertici di Jupiter.

Formica ha infatti spiegato in un’intervista a Bloomberg che la sua rinuncia è dovuta a motivi personali. Tra questi c’è il desiderio di stare vicino ai genitori ma soprattutto di tornare in Australia, sua terra nativa. “Voglio solo sedermi in spiaggia e non fare nulla”, ha detto nell’intervista. “Non sto pensando a nient’altro”. Una decisione quindi figlia dei trent’anni trascorsi nel Regno Unito e dello stress che lavorare in un fondo di investimento da 67,9 miliardi di dollari può causare.

Il successore sarà Matthew Beesley, chief investment officer del Gruppo, che dal 1 ottobre assumerà la carica di ceo. Formica rimarrà in attività fino al 30 giugno 2023 per garantire una transizione ordinata della leadership e contribuire a raggiungere una serie di obiettivi strategici che la società si è prefissata, incluso lo sviluppo dell’offerta nel mercato australiano. Beesley non ha intenzione di cambiare la strategia dell’azienda ma fornirà maggiori dettagli sulle sue intenzioni quando assumerà l’incarico.

“Formica è sempre stato chiaro con il Consiglio sul fatto che i suoi piani a lungo termine avrebbero comportato il ritorno nella sua terra nativa, l’Australia assieme alla sua famiglia. Con la fase iniziale della trasformazione aziendale, ritiene che ora sia il momento giusto per cedere la leadership dell’azienda” spiega la società in un comunicato. Formica è diventato ceo di Jupiter nel 2019 dopo il passato in Janus Henderson Group Plc. Lì, nel 2017, aveva orchestrato la fusione tra il fondo statunitense Janus e quello britannico Henderson.

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