Asset allocation, diversificare per sfruttare i consumi

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di Redazione 2 Agosto 2022 | 15:22

A cura di Cédric Le Berre, Senior Analyst di Union Bancaire Privée (UBP)

Insieme al cambiamento climatico, alla demografia e all’innovazione disruptive, l’evoluzione dei modelli di spesa dei consumatori è uno dei trend destinati a influenzare l’economia globale e trasformare le vecchie abitudini. Gli sviluppi demografici e tecnologici hanno accelerato l’evoluzione dei modelli di consumo tradizionale, ridisegnandoli.

Questi progressi hanno permesso al consumatore di essere più esigente e più accorto; non c’è mai stata tanta scelta per i consumatori, poiché l’ingresso nel mercato è reso più agevole da Internet e dai social media come mezzi di pubblicità diretta ed efficace dal punto di vista dei costi. Questi nuovi canali di distribuzione rendono più semplice per le piccole imprese distribuire i propri prodotti e avere il controllo dei canali di distribuzione non è più un grande vantaggio. Di conseguenza, il margine economico accumulato per decenni dalle aziende del settore dei beni di consumo si sta riducendo. In questo modo, il consumatore ha tolto gran parte del potere al produttore/rivenditore; il prestigio e il potere del marchio non sono più elementi sufficienti. Se non si produce il miglior valore, nel modo più efficiente in termini di tempo e con piena soddisfazione del cliente, si rischia di restare indietro.

L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno di portata globale. Entro il 2050 il numero di persone con più di sessant’anni raddoppierà, arrivando a costituire più del 20% della popolazione mondiale. Per ragionare sui consumi è quindi fondamentale capire come questa fascia demografica in crescita “consumi”, anche perché questo segmento della popolazione detiene una quota importante della ricchezza totale.

Sebbene l’invecchiamento della popolazione rappresenti un cambiamento fondamentale per i consumatori, non è l’unico dato demografico che contribuisce all’evoluzione dei modelli di consumo. Prendiamo ad esempio i Millennials (o Generazione Y, cioè i nati tra il 1981 e il 1996) e la Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012): mostrano forti modelli di consumo e preferenze. È importante sottolineare una differenza fondamentale tra i mercati sviluppati e quelli emergenti: mentre i Millennial nati nei Paesi sviluppati sono probabilmente colpiti da un elevato costo degli alloggi, dal debito studentesco, dall’instabilità del lavoro e tendono a essere più poveri dei loro genitori che hanno beneficiato di anni di boom economico, i loro coetanei dei mercati emergenti tendono ad avere maggiori opportunità, a essere più orientati verso l’estero e probabilmente più ricchi dei loro genitori. Di conseguenza, il primo gruppo tende a essere mediamente attento al prezzo e all’utilità, mentre il secondo tende a dare maggiore importanza ai consumi aspirazionali, come i prodotti e le esperienze di lusso. A livello globale, la Generazione Z, più di qualsiasi altra generazione precedente, è orientata all’accesso ai servizi piuttosto che al possesso di prodotti; ne sono un esempio il ride-sharing e i servizi di streaming in abbonamento. Inoltre, avendo un mindset più orientato alla tecnologia, ritengono fondamentali le esperienze online, come lo shopping.

Pur essendo esigenti nei gusti e nelle esperienze commerciali, i consumatori di oggi stanno diventando sempre più consapevoli dell’impatto sociale e ambientale di ciò che fanno e di ciò che acquistano.

Dal punto di vista dei consumi la crescente consapevolezza dei cambiamenti climatici, della sostenibilità e dell’ecologia impone a fornitori e rivenditori di offrire queste opzioni ai propri clienti, pena la possibilità di perderli del tutto. Ci sono migliaia di esempi di sotto trend che derivano da questo crescente cambiamento dei consumatori, con ramificazioni in tutti i settori, da ciò che indossiamo, mangiamo e compriamo.

La provenienza delle materie prime è diventata molto importante per i potenziali acquirenti e le aziende sono sempre più spinte a mostrare l’origine dei loro prodotti. È il cosiddetto “consumismo consapevole”. Anche in questo caso, le società che sono riuscite ad adattarsi a queste nuove preferenze di consumo tendono ad avere successo, mentre quelle che non lo hanno fatto tendono a fare fatica.

I Millennial e la Generazione Z sono particolarmente sensibili alla sostenibilità di ciò che acquistano, fanno e consumano. Dal momento che si stima che la Generazione Z costituiva circa il 40% dei consumatori globali nel 2020, questo non è un aspetto trascurabile. Il risultato di questa continua evoluzione nei comportamenti e nei modelli di consumo dei consumatori è un mix complesso di molti aspetti, tra cui prodotti, preferenze e provenienza, a cui produttori e rivenditori devono rispondere per restare competitivi. I consumatori sono diventati esperti in tutti i campi, sempre grazie a Internet, ma se da un lato la tecnologia ha permesso un accesso maggiore e più diretto al consumatore, dall’altro ha aumentato la concorrenza.

Così possiamo constatare che la nuova ondata di consumi è guidata da molti aspetti e preferenze: il consumatore globale, il consumatore Millennial, il consumatore più attento alla sostenibilità e il consumatore digitale. Con un panorama in continua evoluzione, il modo migliore per capitalizzare questo trend è un approccio ampio e diversificato. Considerato il ritmo con cui i gusti e le preferenze dei consumatori possono rivoluzionare i modelli di consumo, la diversificazione può offrire un’esposizione consapevole e varia a questa trend di investimento.

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