Asset allocation: il peso della Fed sulle obbligazioni

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di Redazione 11 Agosto 2022 | 16:02

A cura di Nanette Abuhoff Jacobson, Global Investment and Multi-Asset Strategist di Wellington Management

Ritengo che nell’attuale contesto macroeconomico le obbligazioni di qualità superiore, a lunga scadenza, possano dimostrarsi resistenti, anche nel caso in cui la Fed continui ad aumentare i tassi di interesse a breve termine per molti mesi a venire.

È interessante notare che, mentre i contratti futures sui tassi dei fed funds indicano che il mercato ritiene che il tasso terminale della Fed per il 2022 sarà intorno al 3,25%, i contratti futures di dicembre 2023 sono attualmente scambiati più vicini al 2,75%, suggerendo la convinzione che la Fed invertirà la rotta e inizierà a tagliare i tassi a metà del 2023. Per quanto ottimista possa essere, se questa previsione si rivelasse effettivamente corretta, sarebbe certamente un buon motivo per detenere obbligazioni US, in particolare a lunga durata e di qualità superiore. Naturalmente, il mercato potrebbe anche sbagliarsi.

Ma anche se il mercato si sbaglia, ritengo più probabile che la Fed aumenti i tassi in modo aggressivo piuttosto che in maniera prudente. In tal caso, ritengo che i rendimenti obbligazionari a lungo termine scenderanno in quanto gli investitori prevedono un rallentamento economico più significativo in risposta all’inasprimento della Fed. Abbiamo già visto alcune prime evidenze che l’economia statunitense sta risentendo degli effetti negativi della determinazione della Fed a fermare l’inflazione, anche a scapito della crescita.

Il rischio è che la Fed possa rinunciare all’inasprimento delle politiche a fronte di una crescita debole, anche se l’inflazione elevata persiste. In tal caso, credo che il mercato metterebbe in dubbio la credibilità della Fed e lo segnalerebbe con un aumento dei rendimenti obbligazionari a lungo termine – un rischio che la Fed non è disposta a correre, a mio avviso.

Quali implicazioni dunque per gli investimenti?

  • La duration sembra buona – I mercati stanno ancora cercando di capire quale sia il percorso futuro più probabile dei tassi statunitensi a breve termine, ma supponendo che l’inflazione si mantenga ben al di sopra dell’obiettivo della Fed, ritengo che la banca centrale sarà più propensa a rialzare i tassi in misura eccessiva piuttosto che limitata nel prossimo periodo. Pertanto, in termini di posizionamento del portafoglio, attualmente sono favorevole a una duration almeno neutrale rispetto ai benchmark del reddito fisso statunitense.
  • Il 60/40 potrebbe tornare in auge – Il tradizionale mix azionario-obbligazionario 60/40 è caduto in disgrazia a causa dei rendimenti negativi a due cifre, determinati dalle correlazioni positive tra le due classi di attivi in questo periodo di alta inflazione. Tuttavia, la nostra ricerca mostra che tali correlazioni tendono ad essere negative quando l’inflazione è in calo. Se la Fed continuerà ad aumentare il tasso di inflazione fino a quando l’inflazione non sarà diminuita in modo sostenibile, le obbligazioni potrebbero riprendere il loro ruolo di copertura contro i ribassi azionari: un altro motivo per prendere in considerazione la possibilità di detenere duration nelle obbligazioni statunitensi.
  • Aggiungere un’esposizione alle obbligazioni di alta qualità in maniera selettiva – A mio avviso, i Treasury statunitensi, le obbligazioni sovrane di alta qualità e le obbligazioni societarie investment-grade sono candidati interessanti per aggiungere un’esposizione alla duration nei portafogli. Per gli investitori sensibili alle imposte, anche i municipal bond possono svolgere questo ruolo, soprattutto con molti governi statali e locali ancora ricchi di liquidità grazie alle misure di stimolo legate al COVID.

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