Fondi pensione: cresce l’interesse per l’impact investing

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di Redazione 5 Settembre 2022 | 09:01

L’impact investing è destinato a diffondersi nei mercati dei capitali e gli investimenti passivi, come gli exchange-traded fund (ETF) e i mandati, saranno un importante motore di questo sviluppo. Questo è il risultato principale dell’ultimo studio di DWS e CREATE-Research: Impact Investing 2.0 – Advancing into public markets.

Per impact investing si intendono generalmente forme di investimento che hanno un obiettivo sociale e/o ambientale oltre a un ritorno finanziario.

Lo studio mostra che l’avanzata dell’impact investing è guidata da due dati fondamentali: per raggiungere l’obiettivo globale di zero emissioni entro il 2050, saranno probabilmente necessari investimenti per 100.000 miliardi di dollari; e per attuare i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite entro il 2030, sarà necessaria una spesa annuale compresa tra i 5.000 e i 7.000 miliardi di dollari. I mercati privati non possono raccogliere questi capitali da soli a causa della loro limitata scalabilità. Tuttavia, gli strumenti quotati in Borsa, come i fondi e gli ETF, offrono la scala e la portata necessarie per mobilitare i capitali richiesti.

La misura in cui questo fenomeno è progredito è illustrata nel rapporto, che si basa su un’indagine condotta su 50 dei maggiori fondi pensione in Nord America, Europa, Asia e Australia, che insieme gestiscono un patrimonio di 3.300 miliardi di euro (al luglio 2022). Il rapporto rileva che il 22% dei fondi pensione ha già implementato o sta implementando l’impact investing come parte dei propri investimenti passivi.

“I fondi pensione riconoscono sempre più il dovere di contribuire, per conto dei loro pensionati, a mitigare gli effetti negativi dello sviluppo economico passato sull’ambiente, sul clima e sulla biodiversità. La strada da percorrere è ancora lunga, ma il primo passo importante è stato fatto”, ha dichiarato Amin Rajan, direttore generale di CREATE-Research.

Poiché net zero e gli SDG dell’ONU possono essere replicati con indici basati su regole come i benchmark dell’UE allineati a Parigi e della transizione climatica dell’UE, i prodotti indicizzati sugli SDG, o anche gli indici di green bond, nonché le esposizioni passive tematiche tramite ETF e mandati, possono aiutare l’impact investing a fare breccia nei mercati pubblici.

Il 58% dei partecipanti al sondaggio ritiene che il crescente interesse per i fondi tematici si evolverà nel tempo verso l’impact investing. Il 64% ritiene che l’obiettivo del net zero favorirà l’impact investing, mentre il 54% si aspetta che gli SDG forniscano nuove opportunità. Il 28% dei fondi pensione prevede di utilizzare gli indici SDG, quelli allineati a Parigi e quelli relativi alla transizione climatica dell’UE nei prossimi tre anni.

“L’importante studio di CREATE-Research dimostra che gli ETF e i mandati passivi possono fare la differenza nell’aiutare l’impact investing ad affermarsi su vasta scala. Stiamo già riscontrando una forte domanda da parte di investitori privati e istituzionali per indici che formulano obiettivi concreti, e amplieremo ulteriormente i nostri sforzi in questo settore”, ha dichiarato Simon Klein, Global Head of Passive Sales di DWS.

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