Natixis IM, nel Leadership Summit 2023 il punto sulla situazione in Europa

Dal contesto macroeconomico e geopolitico globale agli investimenti sostenibili, dalle azioni ai beni privati, fino ad arrivare alle nuove opportunità negli asset reali. Questi e tanti altri sono stati i temi trattati nella due giorni parigina durante il “Natixis Investment Managers Thought Leadership Summit 2023”, andato in scena il 27 e 28 marzo. Numerosi i talk articolati sia dalla società di gestione del risparmio, sia dalle società affiliate esperte in gestione attiva.

“Il 2023 sarà ancora un anno difficile, ma prevediamo il ritorno del fixed income come buona possibilità  di investimento. Anche i private asset saranno un trend globale, ma in generale bisogna sempre esplorare e trovare nuovi prodotti” ha detto in apertura Gad Amar, head of western Europe di Natixis IM. “Grazie al nostro modello societario e insieme alle nostre affiliate, riusciamo ad avere diversi punti di vista e soluzioni, sempre nella totale indipendenza di ognuno. Questo ci permette di differenziare molto la nostra offerta, ed è senza dubbio uno dei nostri maggiori punti di forza e che ci contraddistingue dai competitor”.

Guardando allo scenario attuale, sopratutto delle ultime settimane – ma non solo – è evidente come i mercati e il mondo finanziario vadano di pari passo con la politica e la strettissima attualità. Il tema è stato messo sul piatto da Mabrouk Chetouane, head of Global Market Strategy di Natixis IM Solutions e Axel Botte, global strategist di Ostrum AM: “La politica ha giocato un ruolo centrale negli ultimi anni per i mercati finanziari, basta pensare a ciò che ha scatenato la Brexit, l’elezione di Trump, la situazione della Cina e la guerra in Ucraina” hanno ragionato. “Se è vero che nella finanza ogni situazione rivela un’opportunità, non possiamo non evidenziare come tutti questi accadimenti abbiano acceso una luce su nuove strategie e possibilità di investimento, andando a coinvolgere Paesi a cui prima, magari, nessuno guardava con reale interesse”.

In particolare, Chetouane ha posto l’accento sulle strategie difensive: “In situazioni di difficoltà globale, il primo interesse degli Stati Uniti è quello di proteggere la propria economia. L’Europa deve fare lo stesso, dobbiamo proteggere i nostri mercati e cercare di renderli sempre più competitivi”.

Se l’inflazione è un tema centrale sia per gli Stati Uniti che per l’Europa, interessante è vedere la diversa reazione delle principali banche, ovvero Bce e Fed. “La Bce si trova in una situazione migliore rispetto alla Fed, ed era così già a partire da quando Lagarde, nel mese di luglio, ha iniziato ad alzare i tassi di interesse” ha spiegato Chetouane. “Potremmo quindi affermare che, per ora, il rischio non è in Europa, in quanto la politica monetaria sta lavorando bene per far fronte alla situazione attuale”.

E per chi si chiedesse se il 2023 sarà l’anno dei bond, la risposta pare essere negativa. A dirlo è  stato Francois Collet, deputy cio di DNCA: “Il 2023 non sarà l’anno dei bond e, a causa del diverso approccio verso l’inflazione, ci saranno importanti implicazioni per il mercato del reddito fisso. Le obbligazioni daranno poca protezione e rimarranno volatili, ed avranno un effetto di diversificazione molto basso”.

Ma qual è, quindi, il maggiore rischio per il 2023? “L’errore più grosso potrebbe essere quello di politica monetaria, che potrebbe portare a una recessione, anche non credo succederà” ha concluso Collet. “Le banche centrali sono consapevoli dei problemi bancari attuali, e l’ultima cosa che vogliono è sicuramente far crollare l’economia. In generale, il rischio maggiore nel lungo periodo è che l’inflazione si mantenga nel tempo e rimanga elevata”.

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