Asset allocation: ecco l’outlook su azionario, credito e high yield

A cura di François Rimeu, Senior strategist, La Française AM

Nella prima metà dell’anno, i mercati azionari hanno rispecchiato il miglioramento delle previsioni di crescita in un contesto di tassi d’interesse reali a lungo termine pressoché stabili. I mercati azionari statunitensi appaiono complessivamente molto costosi, date le condizioni finanziarie. Nell’Eurozona la situazione è meno chiara, e ciò non depone a favore delle azioni, soprattutto in un contesto in cui è probabile che le banche centrali continuino le loro politiche monetarie restrittive. Anche la liquidità complessiva del mercato potrebbe essere un fattore negativo, dato che i bilanci di queste banche centrali continuano a ridursi; la BCE, ad esempio, ha iniziato a parlare di vendita di titoli.

Pertanto, ci risulta difficile essere molto positivi sulla performance attesa a lungo termine di questa asset class nel suo complesso. Il Russell 2000 appare indubbiamente l’indice meglio posizionato in termini relativi: più economico dell’S&P 500 perché non dominato dai principali titoli tecnologici, favorito dalle previsioni di una solida crescita degli Stati Uniti e attualmente poco diffuso tra gli investitori.

Il mercato del credito sembra offrire valutazioni più interessanti rispetto alle azioni, ma ciò è dovuto principalmente alle differenze tra i costituenti dei due mercati. Se confrontiamo gli spread HY statunitensi con quelli dell’indice S&P Equal Weight, notiamo che hanno avuto un comportamento molto simile negli ultimi 18 mesi. Il segmento di mercato che riteniamo più interessante è quello delle obbligazioni finanziarie, subordinate e non. Lo stress legato a SVB e Credit Suisse ha lasciato il segno, con spread ancora a livelli storicamente elevati. Il settore presenta dei rischi, come la corsa alle banche attualmente in atto sia negli Stati Uniti che in Europa, ma le banche centrali daranno sempre la priorità alla stabilità finanziaria, il che significa che presteranno sostegno ai principali operatori.

L’high yield dovrebbe continuare a trattare in un ampio range, con un premio compreso tra 450 e 550 punti base (indice HWOO), che riflette sia i solidi fondamentali societari (pochi rifinanziamenti a breve termine, basso costo del servizio del debito, debito totale non eccessivo) sia un rischio macroeconomico di medio termine che potrebbe far salire i tassi di default. Il carry è attualmente interessante e, anche in assenza di un restringimento degli spread, è possibile chiudere l’anno con una performance positiva.

La prima metà dell’anno ha sorpreso tutti i consensi di inizio anno e, se i mercati ci insegnano qualcosa, è l’umiltà. Riteniamo pericoloso sperare che l’inflazione scompaia da sola, senza incidere sulla crescita economica. Per la seconda metà dell’anno, optiamo per portafogli difensivi, con un’esposizione azionaria inferiore a quella degli indici e una preferenza per le azioni statunitensi escluse quelle tecnologiche; il Giappone ci sembra troppo consensuale e troppo pericoloso in caso di decisione della Banca del Giappone. Sul fronte del reddito fisso, la sensibilità è in linea, ma c’è una forte preferenza per i tassi reali e la parte lunga della curva dei rendimenti (nonostante la brusca inversione di oggi). Il debito subordinato e il dollaro USA completano le nostre posizioni sovrappesate.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nella tua Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!