Fondi comuni, vola l'Europa dell'est

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di Roberto Dotti 4 Novembre 2008 | 15:00
I mercati emergenti dell’est Europa sono schizzati alle stelle dopo le perdite colossali incassate nelle scorse settimane. Questo non vuol però dire che l’economia o i mercati siano in salute. Anzi. Su tutte le piazze finanziarie, infatti, la volatilità è elevata e ciò che preoccupa maggiormante sono i recenti dati macroeconomici che evidenziano la stagnazione dei consumi e la recessione tecnica per alcuni Paesi dell’area euro. Un esempio su tutti è l’Ungheria che ha richiesto al FMI 25 miliardi di dollari.

L’analisi dei migliori e peggiori comparti inclusi nell’area azionari emegenti vede il fondo Parvest Emerging Markets Europe in vetta alla classifica nella settimana che va dal 24 al 31 ottobre con una performance positiva del +46,6%.
Il comparto, lanciato nel marzo 2005, gestisce un patrimonio di 195,2 milioni di euro e ha registrato una performance YTD negativa -53% contro una performance a 3 anni del -7%.
Il benchmark di riferimento è il MSCI Emerging Markets Europe 10/40 Index.
Il comparto investirà sempre non meno del 75% in azioni, buoni di sottoscrizione, certificati d’investimento o in altri titoli assimilabili alle azioni, emessi da società con sede in uno dei Paesi emergenti d’Europa (Europa Centrale, Europa dell’Est, Turchia, Russia) e/o in ADR, GDR e titoli assimilabili emessi da banche e/o istituti finanziari di primo ordine di un paese industrializzato. La parte restante degli attivi può essere investita in azioni, buoni, certificati e altri titoli assimilabili, liquidità.

Ha ancora senso di esistere l’Europa?
E’ una domanda che ci si pone, se si guarda a come è stata affrontata la crisi. All’inizio è stata snobbata ritenendo che fossero problemi che riguardavano solo l’economia americana e i suoi istituti di credito. Per cercare di fermare l’inflazione hanno continuato ad aumentare i tassi rendendo quindi il denaro più costoso con un duplice effetto: da una parte si alimentava il terreno per il credit crunch, dall’altra l’innalzarsi dei prezzi delle materie prime che ha messo in ginocchio molte imprese.
Inoltre, anziché riformare il sistema, si è pensato bene di salvare le banche e il loro management, le vere responsabili della crisi, fornendo loro immensi prestiti e ora, ad essi, si aggiunge il finanziamneto al settore auto. Tutto pagabile con le tasse degli europei.

I MIGLIORI FONDI AZIONARI DAL 24/10 AL 31/10

Valuta fondo percentuale
EURO PARVEST EMERGING MARKETS EUROPE 46,66%
EURO CS EQUITY FUND (LUX) EASTERN EUROPE 42,75%
EURO SGAM FUND EQUITIES EASTERN EUROPE 42,41%
EURO CS EQUITY FUND (LUX) RUSSIA EXPLORER 42,05%
EURO ABN AMRO RUSSIA EQUITY FUND 40,00%

I PEGGIORI FONDI AZIONARI DAL 24/10 AL 31/10

Valuta fondo percentuale
USD FIDELITY FUNDS – INDONESIA FUND -7,14%
NOK NORDEA 1 JAPANESE EQUITY FUND -4,60%
USD TEMPLETON THAILAND FUND -4,45%
USD FIDELITY FUNDS – THAILAND FUND -4,19%
EURO INVESCO NIPPON SMALL/MID CAP EQUITY FUND -0,50%

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