Ubp: Opec, strategia fallimentare o vincente?

A
A
A

Se l’accordo di Algeri venisse ratificato, i Paesi Opec dovranno tagliare la produzione di circa 800mila barili al giorno a partire da dicembre.

Chiara Merico di Chiara Merico27 ottobre 2016 | 06:38

L’ACCORDO DI ALGERI – Se l’OPEC, nel corso del meeting di novembre, dovesse ratificare l’accordo di Algeri, dovrà tagliare la produzione di circa 800mila barili al giorno a partire da dicembre, spiega Erasmo Rodriguez, energy and utilities equity analyst di Union Bancaire Privée – UBP. Ciò manterrebbe la produzione del cartello pari a un milione di barili al giorno al di sopra della media del 2015, ma al di sotto del tasso di crescita della domanda attuale di 1,4 milioni di barili al giorno. Cosa c’è dietro questa decisione? Quali sono i fattori in gioco? L’OPEC può applicare una delle due strategie di prezzo: un approccio accomodante oppure fare pressione. La prima strategia consiste nel massimizzare i profitti adattandoli alla domanda e stabilire prezzi elevati. Tali prezzi elevati, poi, consentiranno perfino alle aziende produttrici ad alto costo di essere redditizie e quindi di offrire di più. Fare pressione, invece, vorrebbe dire aumentare la produzione. Ciò spingerebbe il prezzo di mercato al ribasso verso il costo di estrazione dei produttori meno efficienti, che di conseguenza verranno esclusi dal mercato. Questa ultima strategia è quella adottata dall’OPEC nel 2014 e tale scelta successivamente ha portato buone conseguenze, con il rallentamento della produzione di petrolio non convenzionale (il cosiddetto “tight oil”) negli Stati Uniti e di sabbia bituminosa in Canada. Ad oggi, la produzione statunitense di “tight oil” è di circa 4 milioni di barili al giorno, in precedenza era di oltre 4,5 milioni. Stando alle previsioni dell’International Energy Agency e dell’Energy Information Administration, è probabile che la produzione statunitense di petrolio sia calata di circa 800.000 barili al giorno nel 2016.

UN TAGLIO DECISIVO – Il taglio della produzione dell’OPEC potrebbe cambiare i fondamentali del mercato se dovesse farcela a ridurre l’eccesso di offerta. Ciò richiederebbe, da un lato, una stabilizzazione o un congelamento della produzione del cartello – permettendo al contempo ad alcuni membri di aumentare la produzione – e, dall’altro, l’invio di un segnale forte ai produttori non facenti parte dell’OPEC per scoraggiarli dall’incrementare l’offerta. Gli ultimi dati dell’EIA mostrano che la domanda globale è pari a 96 milioni di barili al giorno, mentre la produzione globale è di 96,9 milioni al giorno, dei quali 40,4 provengono dall’OPEC (compresi 7 milioni di barili di gas naturale liquido). C’è quindi un eccesso di offerta di circa 900.000 barili al giorno, senza contare le scorte commerciali di greggio. Quindi, se l’OPEC riuscisse a tagliare la propria produzione e a stabilizzarla a circa 33 milioni di barili al giorno, il mercato si libererebbe delle eccedenze d’offerta e avrebbe la possibilità di assorbire il surplus. Tuttavia, questo scenario poggia su diversi prerequisiti: una produzione stabile da parte dei Paesi non membri dell’OPEC, una domanda globale costante e un controllo all’interno dell’OPEC, conclude Rodriguez.


Non è possibile commentare.

ARTICOLI CORRELATI

Ubp, il bilancio sorride

Ubp, salta il capo del pb

UBP: mercati emergenti, chi vince e chi perde nel 2019

Ubp punta sulla sostenibilità con Positive Impact Equity

UBP prende ACPI Investments Limited

UBP, utile su del 5,3% nel primo semestre

Nuova strategia Investment grade per UBP

Ubp fa shopping in Lussemburgo

Ubp lancia un fondo arbitrage azionario

UBP: oro, partenza sprint a inizio 2018

UBP: Giappone, da Abenomics primi effetti positivi

In Asia Julius Baer strappa un manager a Ubp

UBP: azionario Europa, crescita degli utili attesa tra il 10% e il 12% nel 2018

Ubp lancia una nuova strategia sul debito sovrano emergente

UBP: euro verso possibili nuovi massimi contro il dollaro

UBP: accordo Opec, la strada è ancora lunga

UBP archivia il semestre con utili in crescita

Ubp: come proteggersi dal protezionismo

UBP: potenziali sottoperformance in vista per il debito sovrano europeo

Le banche svizzere alla conquista dell’Asia

Ubp: Bce sulla difensiva per buona parte del 2017

UBP chiude il 2016 in forte crescita

UBP: l’oro risente delle politiche della Fed

UBP e Partners Group lanciano una strategia innovativa sul reddito fisso

UBP: nel 2017 vento in poppa per le convertibili

Ubp: Cina, nel 2017 occhi puntati sull’azionario

UBP: Azionario, 2017 in crescita per le “smid cap” europee

Ubp: obbligazionario, ritorni sostenuti possibili solo con una strategia dinamica

Ubp, Benjamin Schapiro rafforza il team sui bond convertibili

Ubp: petrolio, nessun congelamento della produzione in vista

Ubp punta sulle azioni europee con l’ingresso di Anniss

Ubp rafforza il team milanese con Anton Giulio D’Amato

Ubp: volatilità elevata e crescita lenta, dove puntare?

Ti può anche interessare

Per M&G è l’ora di riscoprire gli emergenti

Gli utili aziendali continuano a essere robusti e gli scambi commerciali restano, nonostante il fren ...

Fondi, top e flop del 19/10/18

La rubrica dedicata al risparmio gestito ...

Poste Italiane tra i big delle assicurazioni (per reputazione)

Il gruppo guidato da Matteo Del Fante conquista il quindicesimo posto nella graduatoria mondiale 201 ...