Consultinvest: si apre una fase difficile per le obbligazioni

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di Chiara Merico 24 Novembre 2016 | 07:50
Il movimento di risalita dei tassi Usa ha avuto impatti negativi anche per altri mercati obbligazionari governativi: in primis quelli emergenti, ma anche quelli europei, spiega una nota della società guidata da Maurizio Vitolo.

MOVIMENTI SUI TASSI USA – La vittoria di Trump ha generato un forte movimento di risalita dei tassi d’interesse Usa, in particolare di quelli con scadenze oltre i 5 anni, spiega una nota di Consultinvest, la società guidata da Maurizio Vitolo. Ciò ha avuto impatti negativi anche per altri mercati obbligazionari governativi: in primis quelli emergenti – soprattutto in valuta locale – che hanno sofferto anche il rafforzamento del dollaro, direttamente collegato al rialzo dei tassi Usa. Tuttavia non sono stati neppure risparmiati i titoli governativi europei che non potranno mai svincolarsi più di tanto da una correlazione con gli Usa ormai in essere da molti anni. Il fattore scatenante di questo movimento è da ricercarsi nella speculazione degli investitori che la politica economica di Trump porterà ad un taglio delle tasse per aziende e persone fisiche. Taglio che sarà positivo per la crescita economica Usa, ma che deteriorerà anche il deficit pubblico poiché affiancato anche da una spesa pubblica sostanzialmente aumentata tra spesa militare e in infrastrutture. Per risposta la Fed si vedrà costretta ad adottare una politica monetaria più restrittiva per compensare quella fiscale maggiormente espansiva.

GLI EFFETTI DEL QE – La violenza di questo movimento però è da imputare all’elevato posizionamento degli investitori che è il risultato di anni di perniciosa e costante distorsione (soppressione) dei rendimenti obbligazionari da parte della Fede delle altre banche centrali dei paesi sviluppati con le loro politiche di QE, prosegue la nota. Grazie all’insistenza delle banche centrali e alla centralità attribuita a questi QE la maggioranza degli investitori sono arrivati a credere alla valenza dei tassi negativi e a credere che questa soppressione dei rendimenti sarebbe diventata il normale stato delle cose anche nel lungo periodo: non scordiamoci il successo delle recenti emissioni di titoli a 50 e 100 anni che sono andate letteralmente a ruba ma che oggi portano a perdite significative difficilmente recuperabili. “Ironia della sorte”: chi ha comprato obbligazioni a tassi negativi o a tassi ridicolmente bassi per paura della volatilità e di fare perdite, ha subito in modo rilevante sia l’una che le altre. Ora il movimento di queste due settimane è stato indubbiamente abbastanza forte e ha incorporato una buona fetta di aspettative sulla “Trumponomics” (come sempre ci vorrà qualche mese per mettere in cantiere le misure promesse) e di una FED che alzerà i tassi a dicembre. Quindi il movimento di risalita dei tassi potrebbe anche sgonfiarsi un poco nel breve termine: anche perché mercato ed economia dovranno adattarsi ad un nuovo regime di tassi più alti che non è detto non possa indebolire alcuni segnali ciclici positivi presenti nell’economia Usa favorendo una breve fase di recupero per le obbligazioni. Crediamo che questa fase di recupero possa essere usata per ridurre l’esposizione obbligazionaria, soprattutto quella governativa Usa ed europea, per la quale in quella periferica potrebbe aggiungersi anche una buona dose di rischio politico nelle prossime settimane.

POCO VALORE DAI BOND SVILUPPATI
– Nella sostanza riteniamo – e ad onor del vero non da oggi – che le obbligazioni governative dei paesi sviluppati abbiano ben poco valore strategico da offrire all’investitore per i prossimi 3 anni e che questo rialzo dei tassi d’interesse sia ancora limitato rispetto al potenziale (siamo ancora su livelli bassi in termini assoluti), trattandosi di un primo assaggio che nel medio periodo ci porterà a tassi più alti, passando per un mercato obbligazionario nervoso e volatile con ritorni inferiori a quelli dei relativi mercati azionari, sottolinea la nota. Infatti, vuoi per una maggiore crescita Usa, che traina anche quella del resto del mondo, vuoi per una maggiore inflazione attesa indotta dalla corsa a lasciar correre maggiormente i deficit pubblici, sono ricette negative per le obbligazioni: governative ma che di credito, soprattutto quando si parte da uno stadio avanzato del ciclo creditizio con bassi tassi d’interesse. Inoltre il limite dove vedremo i cd bond vigilantes, ossia quelle “forze di mercato” che spingono le obbligazioni a meglio riflettere i rischi del debitore lo forzano ad adoperarsi per migliorare le prospettive per le obbligazioni, riprendere il controllo del mercato ci pare ancora lontano. Quindi, limitandoci all’interno del solo spazio obbligazionario, vediamo opportunità strategiche più interessanti in un limitato gruppo di paesi emergenti, vuoi per le loro obbligazioni in valuta forte che in valuta locale: dove troviamo tassi assoluti in USD e tassi domestici reali ancora abbastanza elevati. Ad esempio Brasile, Argentina, Messico, India, Indonesia, Russia sono Paesi che rispetto al 2013 possono dimostrare di aver iniziato a riequilibrare e rendere più solide le loro economie, conclude la nota.

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