Bnp Paribas Ip: gli investitori cercano opportunità in Europa

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La strategia settimanale di Joost van Leenders, chief economist del Team Multi Asset Solutions della casa di investimenti.

Andrea Telara di Andrea Telara25 novembre 2016 | 08:57

Di seguito la strategia settimanale di Joost van Leenders chief economist del Team Multi Asset Solutions di Bnp Paribas Ip.

Dopo aver beneficiato del rilancio della crescita e di un aumento dell’inflazione negli USA, e in certa misura anche nell’eurozona, i mercati finanziari si sono stabilizzati la settimana scorsa. Tale andamento pare riconducibile all’aumento dei rischi per i paesi emergenti, all’indomani delle elezioni negli Stati Uniti. Nel comparto obbligazionario, i rendimenti decennali USA sono saliti ancora, mentre gli spread sul debito societario high yield si sono ristretti. In Europa, i rendimenti sui Bund della Germania sono scesi e gli spread sul debito societario investment grade e high yield si sono ampliati ulteriormente. I titoli di stato italiani sono rimasti sotto pressione, in parte poiché al momento i mercati paiono fare una distinzione più netta tra le prospettive di crescita favorevoli negli USA e una situazione più rischiosa nell’area euro. Infine, i rendimenti sul debito dei paesi emergenti restano elevati, mentre gran parte delle loro valute continua a essere in difficoltà.

USA: BENE LE VENDITE AL DETTAGLIO – Nelle settimane precedenti alle elezioni di inizio mese, il clima più incerto non ha scoraggiato i consumatori USA. Infatti, in ottobre le vendite al dettaglio sono salite dello 0,8% rispetto al mese precedente dopo un balzo dell’1% in settembre. Il tasso di crescita su base annua è quasi raddoppiato, passando dal 2,2% in agosto al 4,3% di ottobre. Ci chiediamo se tale ritmo sia sostenibile nel lungo periodo. Sempre in ottobre, la retribuzione nominale media oraria per tutti i settori dell’economia è salita del 2,8% su base annua, facendo registrare l’incremento più consistente dalla metà del 2009. Al netto dell’inflazione, la crescita dei salari reali si attesta appena al di sotto dell’1,5%. Tuttavia, anche l’occupazione sta migliorando, e l’indice che misura la crescita dei salari nominali pubblicato dalla Federal Reserve di Atlanta in ottobre è salito del 3,9% su base annua. Nel complesso, dunque, riteniamo che i consumi siano destinati ad accelerare nel corso del trimestre. Inoltre, anche gli investimenti nel settore dell’edilizia residenziale, dopo aver frenato il PIL per due trimestri, potrebbero offrire un contributo positivo negli ultimi tre mesi dell’anno. A ottobre, i nuovi cantieri hanno registrato un’impennata del 25,5% rispetto al mese precedente, in particolare grazie alle costruzioni di abitazioni multifamiliari. Tale andamento positivo fa seguito a due mesi di fiacca, ma rappresenta comunque il livello più elevato dall’agosto del 2007. Le licenze edilizie hanno confermato la ripresa dell’immobiliare. Tuttavia, il recente rialzo dei rendimenti obbligazionari e dei tassi ipotecari rappresenta un rischio.Il miglioramento dei dati è stato rilevato dall’indice GDPNow, elaborato dalla Federal Reserve di Atlanta, che al momento per il quarto trimestre prevede una crescita del 3,6% su base trimestrale annualizzata. Tuttavia, dato che probabilmente i consumi rallenteranno rispetto ai ritmi elevati di ottobre e gli effetti negativi dell’interscambio netto devono ancora farsi sentire (l’impennata anomala dell’export di soia registrata nel terzo trimestre non dovrebbe ripetersi), al momento non facciamo molto affidamento sulle previsioni di brevissimo termine. Ciò nonostante, a nostro parere la Federal Reserve pare intenzionata a inasprire i tassi d’interesse a dicembre. Nella sua audizione semestrale davanti Congresso, il presidente della banca centrale Yellen ha dichiarato che l’economia si è ulteriormente avvicinata al doppio obbiettivo della Federal Reserve: piena occupazione e stabilità dei prezzi. Alludendo a un ribasso del tasso naturale d’interesse dei Fed fund, la Yellen ha riconosciuto che la politica monetaria al momento è solo moderatamente espansiva. A nostro avviso, ciò lascia prevedere un rialzo graduale dei tassi in questo ciclo. Inoltre, ricordando che il FOMC nella riunione di inizio novembre aveva già ritenuto che gli argomenti a sostegno di un rialzo dei tassi si erano rafforzati, la Yellen ha accennato chiaramente a un inasprimento in dicembre. Secondo la Yellen, ormai esistono dei rischi nel ritardare ancora la stretta monetaria, perché poi la Fed potrebbe essere obbligata a un brusco giro vite. Pare che la Federal Reserve stia progressivamente adottando un orientamento più restrittivo, in linea con la prospettiva di un rialzo dei tassi e dei rendimenti che ha prevalso sui mercati anche prima delle elezioni statunitensi.

ZONA EURO: CRESCITA STABILE, SITUAZIONE POLITICA A RISCHIO – Nel terzo trimestre, la crescita nell’area euro è rimasta stabile all’1,6% su base annua. La Francia è tornata in territorio positivo e la crescita in Italia ha accelerato, mentre l’Olanda ha fatto registrare l’espansione più marcata tra i principali Stati membri dell’UE. Gli indicatori prospettici, come l’Economic Sentiment Indicator, i PMI e l’indice tedesco Ifo, segnalano una crescita stabile nel peggiore dei casi e non escludono un miglioramento. Pertanto al momento la crescita nell’eurozona non è la nostra principale preoccupazione. Gli andamenti della situazione politica in Francia e in Italia devono essere seguiti con attenzione. In Francia, il riformista Francois Fillon ha vinto il primo turno delle primarie della destra per scegliere il candidato alle presidenziali dell’anno prossimo, ma le elezioni per l’Eliseo sono ancora lontane mentre la prossima sfida già si profila con il secondo turno delle primarie in cui affronterà Alain Juppe. Un’altra importante scadenza ravvicinata è il referendum italiano del 4 dicembre. Il primo ministro Renzi ha annunciato le dimissioni in caso di sconfitta. Alla luce dei sondaggi e del recente ampliamento degli spread dei titoli italiani rispetto a quelli di Germania e Spagna, pare che i mercati abbiano scontato la vittoria del “No”. Il rigetto della riforma potrebbe comunque avere ripercussioni sui mercati.

DIFFICOLTÀ NELLE AREE EMERGENTI – I dati di ottobre dei sei paesi emergenti che seguiamo per individuare tempestivamente le tendenze dei flussi commerciali hanno mostrato che le esportazioni sono diminuite per Brasile, Cile e Cina. La Corea del Sud ha registrato un lieve incremento, mentre per Taiwan e l’India l’aumento dell’export è stato consistente. Nel complesso, su base annua il valore delle esportazioni è sceso del 4,5% (in USD), ma, se si esclude la Cina, è salito dello 0,3%. Ad ogni modo, le cifre non segnalano un rilancio degli scambi commerciali a livello globale. Abbiamo leggermente modificato le valutazioni sulla Cina, ritenendo che l’economia stia registrando una crescita superiore al potenziale. L’inflazione potrebbe essere vicino al punto di svolta, ma riscontriamo rischi maggiori di bolle speculative rispetto a quelli di inflazione tradizionale. Tuttavia, in vista del Congresso nazionale del Popolo del prossimo autunno, i tentativi delle autorità cinesi di stabilizzare l’economia si accentueranno. Un modo per raggiungere questo obiettivo è l’indebolimento della valuta. Difatti, il renminbi si attesta ai minimi dalla metà del 2008. Tuttavia, è tutt’altro che certo che tale deprezzamento possa sostenere la crescita. Infatti, l’economia cinese negli ultimi anni è divenuta meno dipendente dall’export, il volume della domanda estera potrebbe essere più importante dei prezzi e il recente indebolimento del renminbi rispetto al dollaro potrebbe essere riconducibile al vigore della valuta USA.- Sul fronte delle politiche monetarie, in linea con le attese il Messico ha innalzato i tassi di riferimento di 50 punti base al 5,25% dopo il recente deprezzamento e l’instabilità del peso. All’indomani delle elezioni negli USA e delle relative incertezze, le prospettive per gli investimenti societari sono peggiorate. Qualora la Federal Reserve alzasse i tassi a dicembre, la banca centrale messicana potrebbe seguirne l’esempio. In Indonesia, la banca centrale ha lasciato invariati i tassi di riferimento, ma ha corretto al ribasso le stime di crescita dopo che, nel terzo trimestre, la crescita del PIL è arretrata al 5% su base annua. L’espansione lenta del credito e l’aumento delle sofferenze rappresentano un rischio per l’economia, mentre l’accelerazione dell’export è positiva. Dopo aver tagliato i tassi per due volte negli ultimi sei mesi, verosimilmente la banca centrale attenderà di riscontrare un rallentamento dell’inflazione prima di un nuovo intervento.

ALLOCAZIONE DEGLI ATTIVI: RIDUZIONE SELETTIVA DEL SOTTOPESO AZIONARIO – Abbiamo ridotto il sottopeso nel comparto azionario, poiché abbiamo migliorato la valutazione del ciclo economico globale e delle prospettive degli utili societari, portandole da negative a neutre. Tuttavia, non abbiamo intenzione di portare l’esposizione azionaria in posizione completamente neutra, dato che permangono ancora delle minacce legate alla situazione economica e politica, ma siamo stati selettivi nella scelta. Abbiamo continuato a privilegiare le small cap degli Stati Uniti, accentuando il sovrappeso in questo comparto del mercato, ritenendo che le società a bassa capitalizzazione statunitensi dovrebbero trarre vantaggio dalla prospettiva di un taglio delle tasse ed essere relativamente al riparo dalle conseguenze di eventuali politiche protezioniste. Sebbene le small cap abbiano sovraperfomato le large cap subito dopo le elezioni USA, crediamo che offrano ancora valutazioni interessanti. Infine, per i clienti che non possono investire negli USA, abbiamo acquistato delle small cap europee.


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