Private Equity – la crisi alimenta l'appetito degli investitori

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Avatar di Marco Mairate 12 Dicembre 2008 | 10:00
Sembra incredibile ma in tempi di ‘vacche magre’ per azioni e obbligaizoni, gli investitori stanno spostando i loro asset verso il comparto del private equity, uno dei più titolati per cavalcare la ripresa economica. Il problema però rimangono le opportunità, scarse rispetto le richieste del mercato.

Secondo l’ultimo studio pubblicato nel Global Private Equity Barometer, un’analisi semestrale del mercato promossa da Coller Capital (uno degli operatori leader nel secondary private equity) da qui entro al fine del 2009, due terzi degli investitori avranno poche o addirittura nessuna possibilità di sottoscrivere nuovi fondi.

Gli investitori nordamericani, in particolare, saranno quelli più interessati, con un 28% di essi che si aspetta un’eccessiva allocazione sul settore per la fine di dicembre 2009. Un’allocazione che risulta eccessiva in seguito al ribasso delle borse e al conseguente aumento relativo del private equity nei portafogli degli investitori istituzionali.

ASSET CLASS A PROVA DI CRISI

L’impegno complessivo degli investitori verso il private equity, comunque, non dà ancora segni di cedimento: il 57% di essi si aspetta di mantenere l’allocazione sul settore per il 2009, mentre il 40% sta pianificando di aumentarla. Una percentuale compresa tra un terzo e un quarto degli investitori ha cominciato a investire in private equity nel 2000 e molti di loro continuano a incrementare i propri investimenti.

Circa il possibile ritorno finanziario degli investimenti, lo studio rileva che le aspettative di medio periodo vedono il 43% degli investitori che si aspetta ritorni annuali netti del 16% per i prossimi 3-5 anni. Sembra infatti che i limiti principali all’investimento sia più legati ai  limiti all’allocazione e la mancanza di liquidità che altro.

L’IMPORTANZA DEL MERCATO SECONDARIO

Commentando le evidenze del Barometer, Jeremy Coller, Chief investment Officer di Coller Capital, ha dichiarato che “con portafogli che stanno soffrendo a causa sia di un effetto denominatore sia di una scarsità di dividendi, gli investitori hanno tre soluzioni: aumentare la propria allocazione al private equity, tagliare gli investimenti, cercare liquidità sul mercato secondario. In concreto, anche investitori senza problemi di liquidità o di allocazione si rivolgeranno al mercato secondario per ribilanciare i propri portafogli così da renderli più coerenti con la nuova realtà economica”.

Anche il “flight to quality” in termini di selezione dei gestori è evidente nel comportamento degli investitori, specialmente negli Stati Uniti dove, negli ultimi 12 mesi, l’80% di loro ha rifiutato di rinnovare il mandato ad alcuni gestori. Nei prossimi anni, gli investitori saranno ancor di più inflessibili nell’attribuzione dei mandati.

A sostegno di questa posizione, gli elementi che fanno propendere per il mancato rinnovo sono la scarsa performance dell’attuale gestore, la deriva nello stile di investimento e i problemi all’interno dei team di gestione.

UN MERCATO GLOBALE

Nessuno freno dalla crisi alla globalizzazione del private equitty. La percentuale di investitori nordamericani con un’allocazione al private equity nell’Asia-Pacifico pari o superiore al 6% del proprio portafoglio, raggiungerà almeno il 70% nei prossimi tre anni, rispetto all’attuale 41%. Anche per gli investitori europei si avrà un simile processo, con un passaggio dal 30% al 60%, nei prossimi tre anni, per l’esposizione pari o superiore al 6% sui mercati asiatici e del Pacifico

India e Cina saranno sempre i mercati più interessanti nell’area Asia-Pacifico, seguiti da economie più sviluppate come il Giappone e l’Australia. Gli investitori, comunque, riconoscono che c’è un paradosso in questo appetito per i mercati del Far East: oltre i tre quarti degli investitori sono convinti che la pronta disponibilità di capitali renda eccessivamente semplice il raising nell’area per i gestori meno professionali. Caveat emptor! (“stia in guardia il compratore!”)

Anche l’investimento nei fondi di private equity focalizzati sul Medio Oriente è in crescita. Nonostante si riscontrino significative barriere agli investimenti nella regione, il 20-30% degli investitori sta pensando di investire in questi mercati nel prossimo triennio. Attualmente, solo una percentuale insignificante ha puntato sul private equity nel Medio Oriente.

IN ALLEGATO E’ POSSIBILE SCARICARE INTEGRALMENTE IL BAROMETRO DI COLLER CAPITAL “GLOBAL PRIVATE EQUITY BAROMETER”
 

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