UBP: nel 2017 vento in poppa per le convertibili

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Secondo Nicolas Delrue, il rischio di una volatilità maggiore nei mercati azionari globali non va trascurato.

Chiara Merico di Chiara Merico13 gennaio 2017 | 10:12

POPULISMO IN AUMENTO – L’aumento del populismo insieme alle incertezze persistenti sul fronte macroeconomico hanno dominato i mercati globali nel 2016, con impatti differenti a seconda delle asset class, spiega Nicolas Delrue, head of Investment Specialists & Senior Convertible Bond Investment Specialist di Union Bancaire Privée – UBP. In questo contesto ricco di sfide, i bond convertibili non sono stati risparmiati e hanno visto importanti deflussi in seguito a un ampio fenomeno di fuga dal rischio che ha impattato tutte le forme d’investimento legate all’azionario. Quello che è successo all’universo delle convertibili nel 2016 dovrebbe essere messo in prospettiva con quanto accaduto nel 2008 e nel 2011: in ognuno di questi periodi, la performance delle obbligazioni convertibili è stata guidata dai flussi più che dai fondamentali. Dal dicembre del 2015, l’ammontare aggregato dei deflussi dalle obbligazioni convertibili domiciliate in Europa è stato di 9,6 miliardi di euro, ben al di sopra dei livelli registrati in seguito alla crisi dei mutui subprime (7,2 miliardi di euro) e alla crisi del debito sovrano dell’Area Euro (7,6 miliardi). Tuttavia, nel corso delle ultime settimane, abbiamo visto nuovi segni d’interesse da parte degli investitori, il che ci fa pensare che potremmo essere alla fine di questo sell-off e che i flussi stiano invertendo rotta. Dal 31 dicembre 2015 al 28 giugno 2016, la volatilità implicita delle convertibili europee è scesa dal 32,5% al 24,7%. Da quel livello, ha poi iniziato a invertire la sua tendenza con effetti di supporto per questa asset class.

LA FED RIALZA – Inoltre, il 14 dicembre la Fed ha annunciato un primo aumento dei tassi di 25 punti base e ha avvisato gli investitori che questa tendenza continuerà nel 2017, prosegue Delrue. Per chi sta cercando un’alternativa ai propri investimenti obbligazionari, questo è un segnale forte a favore dei bond convertibili. Gli ultimi 15 anni mostrano che, in ogni periodo in cui si è verificato un incremento concreto dei tassi d’interesse, le obbligazioni convertibili hanno sovraperformato le obbligazioni ordinarie, dimostrando un comportamento simile a quello dell’azionario. Questo aspetto fortemente attrattivo deriva dalla componente opzionale intrinseca a questa asset class che – essendo positivamente correlata ai movimenti dei tassi d’interesse – attenua le perdite sul fronte obbligazionario. L’impatto positivo atteso da un rialzo dei tassi d’interesse sulle asset class equity linked dovrebbe essere ulteriormente potenziato dalla reflazione che dovrebbe dominare i mercati nel 2017, sulla scia delle promesse elettorali di Trump (tagli alle tasse, un ampio programma di spesa) e dell’accordo dell’OPEC sul taglio della produzione. I mercati non hanno aspettato il 2017 per reagire e questa inversione di trend getta le basi per una nuova fase di propensione al rischio, che a nostro avviso vedrà un ritorno dei flussi nelle obbligazioni convertibili, supportando quindi le valutazioni. Il sell-off che abbiamo visto nel 2016 è calato significativamente a partire da luglio e i flussi nei bond convertibili domiciliati in Europa sembrano essere in fase di inversione.

RISCHIO VOLATILITA’ – Nonostante ciò, il rischio di una volatilità maggiore nei mercati azionari globali non va trascurato. Nel 2017, sia i cittadini francesi che quelli tedeschi saranno chiamati alle urne è c’è un alto livello di incertezza sull’esito del voto. Gli sviluppi per quanto riguarda i piani di uscita del Regno Unito in seguito alla Brexit, l’inizio del mandato di Trump e le prossime mosse delle banche centrali saranno ulteriori fonti di preoccupazione per il prossimo anno. Un contesto di questo tipo costituisce una evidente opportunità per l’obbligazionario convertibile rispetto all’azionario. In mercati volatili, la convessità dei convertibili ha dimostrato storicamente di essere una risorsa rara e preziosa che consente di proteggersi dai ribassi dell’azionario e contemporaneamente di avvantaggiarsi del potenziale di crescita dello stesso. Nel 2016, i deflussi hanno parzialmente oscurato i benefici della convessità; per il 2017, ci aspettiamo che i flussi la potenzino, conclude Delrue.


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