Médecin (Carmignac): accelerata in vista per l’inflazione

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di Andrea Telara 9 Febbraio 2017 | 10:18
Un’analisi del membro del comitato investimenti della società di gestione francese che intravede un aumento dei prezzi più sostenuto delle attese, soprattutto negli Usa .

Di seguito il commento sulle prospettive inflazionistiche di Jean Médecin (nella foto)Jean_Médecin_Investment_Committee_Member, Membro del Comitato Investimenti di Carmignac

Le Banche Centrali stanno vincendo la guerra contro la deflazione? A giudicare dagli ultimi dati sembrerebbe di sì. Negli Stati Uniti l’inflazione è nuovamente salita sopra il 2% su base annua, nell’Eurozona è in ripresa e continuerà allo stesso ritmo, vista anche l’inflazione tedesca ormai pari all’1.7% su 12 mesi. Anche in Giappone dovrebbe affermarsi una fase di accelerazione dell’inflazione, trainata dalla svalutazione dello yen.

Tuttavia i mercati non credono a un ritorno perenne dell’inflazione. Le loro aspettative, misurate attraverso il cosiddetto tasso di break-even, non lasciano presagire un aumento significativo e prolungato dei livelli di aumento dei prezzi. Gli investitori puntano sulla transitorietà dell’accelerazione dell’inflazione, che sarebbe provocata dall’effetto di base dell’energia (la risalita dei prezzi del petrolio dai minimi storici registrati un anno fa contribuisce meccanicamente all’aumento temporaneo dell’inflazione) e dalla svalutazione del cambio (attraverso l’impatto a breve e medio termine dell’inflazione importata).

Noi riteniamo che le aspettative dei mercati siano troppo prudenti e che potrebbe esserci il rischio inatteso di un’inflazione più elevata ma soprattutto più duratura del previsto. L’aumento dei prezzi negli Stati Uniti potrebbe continuare ad accelerare e sfiorare +2.8/+3% nel primo trimestre 2017. Inoltre, questo aumento dei prezzi va ben al di là di un semplice recupero legato al prezzo dell’energia: molte altre categorie, per esempio i canoni di affitto, mostrano un’accelerazione continua. Ma soprattutto, con un mercato del lavoro dinamico e una situazione di piena occupazione, gli Stati Uniti mostrano oggi chiari segnali di un’accelerazione dei salari (con remunerazioni orarie in rialzo del 2.9% negli ultimi dodici mesi) che potrebbe generare un aumento autoalimentato dell’inflazione. Anche la Germania, con un tasso di disoccupazione ai minimi storici, potrebbe registrare una spinta inflazionistica più lunga del previsto.

Questo stato di cose non semplificherà il lavoro dei banchieri centrali e spingerà i mercati finanziari a prestare maggiore attenzione al ciclo economico per intercettare le opportunità di investimento. Il periodo in cui le cattive notizie economiche si traducevano in buone notizie per i mercati finanziari, alimentate dalla promessa di un maggiore sostegno delle Banche Centrali, volge al termine. La spinta inflazionistica dovrebbe limitare l’intervento delle Banche Centrali mirato a ridurre i tassi per contrastare il rallentamento economico. Anzi, l’elevato indebitamento degli agenti economici sarà un ostacolo di cui si dovrà tenere conto quando verrà il momento di aumentare i tassi di interesse. Di fronte a questo rompicapo, le Banche Centrali dovrebbero ormai avere un ruolo più defilato e lasciare che il ciclo economico riprenda la sua funzione di arbitro dei mercati finanziari.

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