Fondi comuni – lo yuan cinese verso la convertibilità sui mercati

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di Roberto Dotti 29 Dicembre 2008 | 15:30
La Cina preme alla internazionalizzazione e liberalizzazione dello yuan che potrebbe portare la moneta nazionale alla piena convertibilità sui mercati.

L’analisi dei migliori e peggiori comparti inclusi nell’area azionari emergenti vede il fondo Ubs (Lux) Equity Fund Malaysia in vetta alla classifica nella settimana che va dal 15 al 23 dicembre con una performance positiva del +6,6%.

Il comparto, lanciato nel novembre 1996 gestisce un patrimonio di 57 milioni di dollari e ha registrato una performance YTD negativa -41,2% contro una performance a 3 anni del -0,8%.
Il benchmark di riferimento è il MSCI Malaysia Index.
Il comparto investe principalmente in azioni, in altre quote di capitale come per esempio quote di cooperative e buoni di partecipazione (diritti e titoli di partecipazione), titoli a breve termine, buoni di godimento e certificati di opzione di società che hanno la propria sede in Malaysia oppure che svolgono in Malaysia la parte prevalente della loro attività economica.

Al momento è stato varato un progetto pilota attraverso il quale verrà usato lo yuan per transazioni commerciali internazionali. All’inizio l’area geografica di interesse sarà rappresentata da Hong Kong, Macao e la regione meridionale confinante con Thailandia e Vietnam. In sostanza lo yuan sostituirà il dollaro come mezzo di pagamento nelle transazioni da e per la Cina nelle aree previste nel progetto, mentre i prezzi saranno sempre in dollari.
Tale progetto potrebbe anche aumentare gli scambi commerciali nell’area e se funzionasse si potrebbe adottare la valuta cinese come valuta comune di scambio con rilevanti conseguenze politiche nell’area.

Negli ultimi mesi il debito pubblico americano è cresciuto a dismisura tanto che si affaccia il timore di insolvenza del debito mettendo a rischio le riserve valutarie dei Paesi stranieri, Cina in testa.
Gli Usa hanno un forte deficit corrente del bilancio statale e della bilancia commerciale, così come imprese e famiglie sono molto indebitate. Nel 2007 circa il 62% del debito pubblico americano era detenuto da  investitori stranieri, nella maggior parte asiatici. Se gli Usa risultassero insolventi si assisterebbe ad una crisi valutaria del dollaro e tale crisi si ripercuoterebbe sui paesi asiatici che esportano maggiormente verso gli Stati Uniti.
Con una crisi valutaria la Cina rischierebbe di perdere molto del valore delle riserve monetarie accumulate.

La Russia risente notevolmente la fuga dei capitali stranieri dal Paese e il crollo del prezzo del dollaro, tanto che si è provveduto ad un ulteriore svalutazione del rublo. Per fronteggiare la crisi sono già state usate un terzo delle riserve e ciò porta a fare delle riflessioni ai dirigenti del Paese per rendere il corso del rublo più flessibile.

I MIGLIORI FONDI AZIONARI DAL 15/12 AL 23/12

Valuta fondo percentuale
USD UBS (LUX) EQUITY FUND MALAYSIA 6,60%
USD FIDELITY FUNDS – MALAYSIA FUND 5,33%
EURO FORTIS L FUND EQUITY TURKEY 3,91%
EURO PARVEST TURKEY 3,67%
USD FIDELITY FUNDS – THAILAND FUND 3,33%

I PEGGIORI FONDI AZIONARI DAL 15/12 AL 23/12

Valuta fondo percentuale
EURO JB MULTISTOCK BLACK SEA FUND -19,10%
EURO DWS RUSSIA -11,46%
EURO DWS OSTEUROPA -8,06%
EURO DWS BRAZIL -7,84%
EURO HSBC GIF BRIC MARKETS EQUITY -7,82%

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