Argentina, i fondi pensione privati presto pubblici

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di Marco Mairate 22 Ottobre 2008 | 16:00
La Borsa di Buenos Aires crolla del 12%. A far scattare l’ondata di vendite la decisione del presidente di centro-sinistra dell’Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner (nella foto), che ieri ha firmato un progetto di legge di riforma che prevede la nazionalizzazione del sistema pensionistico privato da 30 miliardi di dollari. Vendite sui titoli bancari e assicurativi esposti sul paese latino.

LA PROPOSTA PERONISTA

Secondo Amado Boudou, il direttore dell Anses, l’istituto di previdenza sociale del governo che rileverà le pensioni, quello dei fondi pensione privati è stato “un progetto fallimentare”.  In dettaglio i leader politici e legislatori del partito peronista al governo e alcuni gruppi dell’opposizione hanno approvato il provvedimento di nazionalizzazione, indicandolo come un intervento teso a garantire le pensioni in un periodo di turbolenza finanziaria globale. Parlando dal quartire generale dell’ANSes, il Presidente dell’Argentina ha descritto la misura come ‘strategica’, aggiungendo che questa decisione andrà “oltre i governi e le generazioni.”

La nuova riforma prevede la cessazione dei fondi privati (i cosidetti AFJPs) che furono creati nel 1994. Di questi ne rimangono 10 che custodiscono le pensioni di 9,5 milioni di argentini per una cifra prossima ai 30 miliardi di dollari (28,7 miliardi di dollari).

Diverso l’opinione dei contrari alla proposta di Governo, secondo cui il Governo della Kirchner (a corto di liquidità) vorrebbe mettere le mani sui fondi pensione in vista della prossima finanziaria.

Replica immediata del Governo, che spiega che il vero furto è partito negli anni novanta, quando furono lanciati i fondi pensione privati. 

La decisione sembra non essere andata giù agli investitori che mandano al tappeto azioni e soprattutto obbligazioni (acqusitate soprattutto dai fondi pensione). A  distanza di 7 anni dal default del debito pubblico del paese latino americano, si riapre così lo spettro di una nuova crisi finanziaria per il paese guidato da Cristina Fernandez de Kirchner.

DAL DEFAULT DEI TANGO BOND AL BOOM DELLA BORSA

(ANDAMENTO DELL’INDICE MERVAL BUENOS AIRES 1996-2008)


FONDI PENSIONE PRIVATI E I GESTORI ESTERI

La riforma ha colto di sorpresa i dieci fondi pensioni gestiti sotto il cappello dell’AFJPs che ha smentito qualsiasi negligenza nella gestione: “Il sistema Afjp è un solido meccanismo che può essere perfezionato, che ha avuto all’incirca un trend di crescita costante nei 14 anni di esistenza”, ha affermato Sebastian Palla, presidente dell’Unione argentina degli Afjp.

A tremare però non sono solo gli investitori argentini, anche banche e assicurazioni straniere seguono la vicenda da vicino data la forte esposizione nella regione.

I fondi pensione privati in Argentina infatti vengono gestiti per lo più da banche e assicurazioni straniere. Il gruppo spagnolo Santander e il Grupo Bapro, alla fine di giugno 2007 servivano 2,4 milioni di clienti e occupavano 7.761 dipendenti. Insieme i due gruppi distribuiscono i propri prodotti principalmente una rete di venditori diretti e alla fine di giugno, gestivano patrimoni per 4,5 miliardi di euro a fronte di utili per 25 milioni di euro.

Tra gli altri istituti più ‘presenti’ nella regione ci sono anche la spagnola BBVA , l’inglese HSBC Holdings, la statunitense Metlife e l’olandese Ing Groep. Proprio il gruppo neo-nazionalizzato, nell’aprile del 2004 decise di bloccare nuove sottoscrizioni di polizze vita, chiudere uffici e licenziare 650 dipendenti. La motivazione che fu apportata era di un business non sufficientemente profittevole.

Nel novembre del 2007 ING torna in forza sul mercato e annuncia un accordo con Santander e Grupo Bapro per acquisire il 100% del fondo pensione Origenes AFJP e della società di gestione Origenes Seguros de Retiro. Con questa manovra (per cui vennero sborsati 280 milioni di dollari), ING è divenuto il primo fund manager della regione andando a rafforzare ulteriormente la propria presenza nell’America Latina.

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