Più azioni per tutti è il refrain del 2013

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di Raffaello Mascetti 10 Gennaio 2013 | 08:56

Milano offrirà occasioni di "stock picking" legate a piani di fusione e acquisizione o a ristrutturazioni del debito, ma anche a operazioni di aumento di capitale. Anche le obbligazioni, però, meritano una riflessione.


GLI AFFARI IN PERIFERIA – Diciamolo subito: il 2013, dal punto di vista del risparmiatore, potrebbe essere un anno buono. Lo pensano, tra gli altri, i gestori e gli analisti che hanno partecipato al sondaggio di Barron’s: tutti prevedono indici azionari in crescita, quasi nessuno una brusca caduta dei rendimenti dei Treasury bond. Nel reddito fisso, però, gli affari si faranno nella cosiddetta periferia d’Europa: una volta quasi dissolto, grazie a Mario Draghi, il rischio di collasso dell’Europa, lo spread di Btp, Bonos e anche dei titoli greci è destinato a ridursi. Una visione in rosa, dunque.

LE STIME DI MERCATO – Eppure, come sottolineano altre voci, la crisi è tutt’altro che superata. Uno degli oracoli più noti di Wall Street, Byron Wien, che dal 1986 pubblica, con discreti risultati, “le dieci cose che succederanno nell’anno”, per il 2013 vede maluccio lo Standard & Poor’s, che a suo dire scenderà sotto quota 1300 (ovvero -9%) e le Borse europee (in ribasso del 10%). Al contrario, sarà l’anno del Nikkei giapponese, grazie alla svalutazione, e soprattutto quello della riscossa della Borsa cinese. Shanghai farà almeno il 20% di guadagno. Altra nota positiva: l’oro salirà oltre quota 1.900. Ma facciamo gli scongiuri. Non dimentichiamo che mister Wien, arzillo vice president di Blackstone, un anno fa ha previsto il rialzo delle Borse sia negli Stati Uniti che in Germania.

RISCHIO INFLAZIONE – Anche su suo consiglio, il colosso Blackstone sta facendo incetta di decine di migliaia di immobili negli Stati Uniti, già precipitati a quotazioni infime. La ripresa del mercato immobiliare statunitense, è la diagnosi, si avvicina grazie anche alla spinta della Federal Reserve. Ma attenzione, avverte la vecchia volpe di Wall Street. Al miglioramento dell’attività economica corrisponderà l’aumento dell’inflazione e la fine degli aiuti, generosi, della banca centrale. E Wall Street ne soffrirà. Al pari dell’Europa, che si troverà a metà del guado: inflazione in crescita, pressioni tedesche per una “stretta”, economia ancora debole.

COGLIERE L'OCCASIONE – Insomma, non è difficile prevedere che, dopo le stangate fiscali, prima o poi l’inflazione presenterà un conto salato. A chi credere? Il consiglio è di tenere una clessidra in mano. Ovvero, valutare con attenzione il fattore tempo: approfittare il più possibile della politica accomodante delle banche centrali, pronti però a individuare uno scudo efficace prima che arrivi l’onda d’urto dell’inflazione. Forse già nel 2014, forse dopo, come suggeriscono gli algoritmi della Federal Reserve. O forse prima, come prevede Wien sottolineando, non a torto, che ai tempi della comunicazione globale i tempi di reazione dei mercati si sono accorciati.

MEGLIO LE AZIONI – Di qui, alcune regole generali: uno, più azioni e meno obbligazioni destinate a dare rendimenti da prefisso telefonico; più Europa che Stati Uniti, per sfruttare i dividendi più elevati; meglio i bond della periferia che il porto sicuro dei Bund tedeschi, almeno fino alle alle elezioni del prossimo ottobre; tra gli emergenti, potrebbe essere l’anno della ripresa della Borsa cinese; i settori difensivi saranno quelli legati alle infrastrutture e all’energia, con possibili buone sorprese dal fronte dell’automotive; da trattare con grande prudenza i finanziari; Piazza Affari offrirà occasioni di “stock picking” legate a operazioni di fusione e acquisizione e/o a ristrutturazioni del debito piuttosto che ad aumenti di capitale. Ecco, in sintesi, quello che emerge dalla sfera di cristallo dei guru dei mercati finanziari. Ma più che i consigli per gli acquisti, che meritano analisi più approfondite e tempestive, merita dare uno sguardo alla trama generale che, salvo colpi di scena da non escludere in partenza (vedansi i conflitti in Medio Oriente piuttosto che una crisi sullo scacchiere asiatico), si svilupperà nel 2013.

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