Azioni, il consiglio di Andrew King: valutate le singole compagnie

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di Omero Cambi 23 Novembre 2012 | 13:51

Il gestore di Bnp Paribas Investment Partners è a Milano per un incontro con gli investitori professionali. Tra i titoli italiani preferiti ci sono Eni e Luxottica

“Europe looks cheap”, l’Europa sembra conveniente. Così si esprime con il settimanale soldi&bluerating Andrew King, responsabile investimenti azionari europei di Bnp Paribas Investment Partners. King è a Milano per l’incontro con gli investitori professionali sul tema “Ritorno alle azioni europee”, organizzato dalla società presso la quale lavora dai tempi dell’acquisizione di Fortis. King ha un’esperienza di 27 anni nel risparmio gestito, che lo ha portato dall’Australia, dove è nato, a Londra, Sidney, Melborne, Singapore e poi di nuovo Londra. Nel 2000 ha raggiunto Abn Amro AM. Nel 2008, a seguito dell'acquisizione di Abn Amro da parte di Fortis, King è diventato responsabile del team di gestione sui mercati europei. Posizione che ha mantenuto dopo l’operazione. “Noi siamo positivi sull’azionario europeo”, dice a soldi&bluerating. “D’altro canto, è difficile trovare un asset manager che non sia positivo sulla sua asset class”. King è gestore del fondo Bnpp L1 Equity Best Selection Euro. Dal lancio, nel 1998, il fondo in euro ha avuto una performance cumulata del 34,9%. Ancora meglio quello in dollari: 48,7%.
 
Secondo lei, dunque, l’Europa è a un buon prezzo.
Sì, anche per via delle difficoltà politiche ed economiche che sta affrontando. Molti non si rendono conto che l’azionario europeo in questo momento è un’occasione unica. Basti pensare a un dato: le compagnie realizzano quasi la metà dei ricavi fuori dall’Europa. Si può essere euforici o pessimisti, ma un punto è certo: bisogna distinguere tra l’azionario europeo, fatto in buona parte di multinazionali, e l’economia in senso stretto. Ci sono economie, in Europa, che in effetti hanno un outlook negativo, ma non siamo del tutto sicuri che questo abbia un impatto sulle compagnie a cui noi guardiamo. Anzi.

Può spiegarci meglio?
Se guardiamo ai margini di profitto degli ultimi cinque anni, tra le compagnie europee troviamo numeri che si possono confrontare con quelli delle aziende statunitensi. I fondamentali economici segnalano che è un’area difficile, sì, ma alla fine non sono sicuro che questo conti per i numeri delle grandi aziende che ci interessano.

Quali sono?
Settori più rischiosi ma interessanti per noi sono i finanziari, le utilities e le telecomunicazioni. Riteniamo che i settori anticiclici – alimentari e farmaceutici – non siano altrettanto economici. Il consiglio per gli investitori professionali è: siate cauti nel generalizzare, monitorate le singole compagnie piuttosto che i singoli Paesi, non chiedetevi se conviene stare in Germania o fuori dalla Spagna ma quali compagnie hanno il miglior potenziale.

E in Italia?
Una delle nostre posizioni maggiori è su Luxottica. Luxottica non è una compagnia italiana. Alla fine dei conti, ritengo che sia una compagnia così di successo perché ha uno stile italiano e la forza del suo marchio, ma solo una modesta parte dei ricavi è legata all’Italia. Stesso discorso per Eni. Sono compagnie sulle quali la situazione economica o politica dell’Italia non pesa granché. Il modo in cui percepisci una certa compagnia, è questo ciò che conta, piuttosto che la situazione economica e politica.

Puoi leggere tutta l'intervista a Andrew King sul numero 42 di soldi&bluerating, che sarà in edicola giovedì 29 novembre.

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