Perché Banca Intesa, la più grande e la più solida, è così debole in Borsa

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di Luca Spoldi 24 Novembre 2016 | 15:51

Visti i fondamentali del settore e le notizie che circolano sulle singole banche, da Banco Popolare/BPM fino al Montepaschi,  per il momento e a meno di grosse sorprese, il futuro del sistema bancario italiano è comunque segnato a prescindere dall’esito referendario. Banca Intesa, in tutto questo, che ruolo può rivestire? Un primo motivo che pesa sull’andamento del titolo è sicuramente l’introduzione delle regole di Basilea 4 che richiedono una maggiore copertura patrimoniale degli istituti bancari.

Quindi, in questo caso, la stessa Intesa potrebbe varare un mini-aumento di capitale per rafforzare i ratio patrimoniali. Comunque, non è questa la ragione che pesa di più sul titolo della banca torinese ma bensì il ruolo che quest’ultima potrebbe rivestire nel caso in cui gli aumenti di capitale delle maggiori banche italiane non andassero in porto.

Mentre per Unicredit potrebbe effettivamente aprirsi una pista straniera, date le indiscrezioni dei giorni scorsi di una possibile fusione con Societè Generale, non si può dire la stessa cosa per Montepaschi.

Lo Stato italiano, viste le regole europee, non può intervenire nel salvataggio di Rocca Salimbeni ma potrebbe “suggerire” ad altri istituti di fare qualcosa, un pò come accaduto negli States quando vi fu lo scoppio della crisi dei mutui subprime.

In America, per evitare future crisi sistemiche, si è deciso di intervenire con un “too big to fail” e cioè di accorpare gli istituti in modo che questi risultassero appunto troppo grandi per fallire.

Non si sa ancora se questa teoria possa avere fondamento, ma è possibile che anche in Italia possa profilarsi una strategia del genere. D’altronde, già in passato, sono state pubblicati rumors secondo cui Intesa sarebbe potuta intervenire nel salvataggio di Montepaschi, sempre poi smentite dall’ad Messina.

Se Intesa, dunque, dovesse intervenire, come la prenderebbero gli investitori? Già la partecipazione al fondo Atlante e al Fondo Interbancario non hanno raccolto particolare consenso tra gli azionisti, quindi cosa immaginarsi nel caso in cui la banca torinese fosse costretta a intervenire a salvataggio del sistema bancario?

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