Banca Etica: piccolo è bello (e utile)

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di Luca Spoldi 29 Novembre 2012 | 10:27

Gli istituti "too big to fail" investono e crescono meno, in proporzione al proprio bilancio, rispetto alle banche etiche e sostenibili


Le banche “sostenibili” vincono il confronto con i colossi internazionali del credito “too big to fail”: da un’analisi di Global Alliance For Banking On Values (Gabv), rete indipendente che riunisce 20 tra le principali banche sostenibili che operano in tutto il mondo (tra cui per l’Italia Banca popolare Etica), si nota infatti come negli ultimi dieci anni (2002-2011) le principali grandi banche abbiano prestato meno, attratto meno depositi e mostrato una base di capitale più debole rispetto alle banche sostenibili. Lo studio rivela anche che in proporzione al bilancio le banche sostenibili a livello internazionale investono di più, sostengono l'economia reale, forniscono rendimenti stabili e che il loro modello di business appare essere più robusto e resistente.

Tra i dati principali che emergono dalla ricerca, il rapporto prestiti/total assets è mediamente pari al 40,7% per le grandi banche, al 72,4% per quelle sostenibili; il rapporto depositi/total assets è rispettivamente pari al 42% e al 72,5%; l’equity/assets al 5,3% contro il 7,5%, mentre il Tier 1 Capital/risk wighted assets vale il 10% per gli istituti “too big to fail”, il 12,2% per le banche sostenibili e il Roe medio è del 10,8% per le prime, contro un comunque robusto 9,7% delle seconde. Dalla ricerca emerge anche un maggior tasso di crescita delle banche minori: a livello annuo i prestiti erogati crescono del 7,8% per i colossi del credito, del 19,7% per quelli sostenibili; i depositi del 10% e del 19,6% rispettivamente, gli assets del 10,4% contro il 19%; l’equity dell’11,5% rispetto al 20,1% e il total income del 6,9% per le prime, del 16,6% per le seconde.

Secondo gli esponenti della Gabv e di Banca Etica, sottolinea una nota, lo studio dimostra pertanto quali siano i punti forza della finanza etica e potrebbero ispirare i regolatori internazionali “per rendere il sistema bancario internazionale più resiliente e al servizio dell’economia reale”.

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