La crisi italiana mette ko i listini europei

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di Luca Spoldi 10 Dicembre 2012 | 09:46

Il rischio-Italia spaventa i mercati europei, tra i più colpiti dalle vendite i titoli finanziari e quelli dell'energia


Tokyo apre la settimana sui livelli visti venerdì scorso, con l’indice Nikkei225 che rimane a 9.533,75 yen (+0,07%) grazie ai dati macroeconomici migliori delle attese di venerdì scorso negli Usa e di ieri in Cina, ma con un rallentamento degli scambi e complice una stabilizzazione dei cambi che sembrano indurre gli operatori alla prudenza, specie dopo il dato negativo del Pil giapponese e in attesa delle elezioni anticipate di domenica prossima.

Ciò nonostante si notano alcune ottime performance come per Sumco (+17,2% anche grazie alla decisione di Bank of America di alzare il target price sul titolo da 820 a 930 yen confermando un rating “buy”) ma anche Furukawa e UniTaka, in rialzo del 5,5% e del 5% rispettivamente. Deboli Tokyo Electric Power Company (-6%) e Nippon Sheet Glass.

La crisi di governo aperta con toni anti europei da Silvio Berlusconi fa invece crollare nuovamente la fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia tanto che dopo neppure un’ora di lavoro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib è indicato a quota 15.260,75 (-2,79%), mentre l’Ftse Italia All-Share ridiscende sui 16.127,64punti (-2,68%) e l’Ftse Italia Star cerca in qualche modo di limitare i danni in area 10.352,96 (-1,87%).

Tra le blue chip italiane brilla solo Stm, grazie all’annunciata ristrutturazione e prossima uscita dalla joint-venture con Ericsson, mentre sono pesanti i cali di Bpm e Mps (che a inizio seduta sono anche state sospese al ribasso), oltre che di Intesa Sanpaolo, Banco Popolare UniCredit, Ubi Banca e Bper.

Preoccupate dai possibili sviluppi dello scenario politico italiano e di un eventuale “effetto domino” nei confronti della Spagna e degli altri membri Ue del Sud Europa sono anche le borse europee, tanto che l’Eurostoxx50 perde lo 0,83% con finanziari come Generali, Banco  Santander, Bbva, Bnp Paribas, Deutsche Bank tra i peggiori, assieme a ING Groep, Societe Generale e le già citate Intesa Sanpaolo e UniCredit. Male anche  Enel, Iberdrola e Rwe, mentre provano a rimanere in rialzo Nokia, Essilor International, Air Liquide e Anheuser Busch Inbev. Tra i singoli listini Parigi perde lo 0,64%,  Francoforte segna -0,42%, Londra oscilla a -0,24% mentre Madrid cede l’1,70%.

Sul mercato obbligazionario è immediato lo scotto pagato dai titoli di stato italiani, col Btp decennale guida che vede il rendimento risalire 4,79% (26,5 punti base oltre i livelli della precedente chiusura), con lo spread contro Bund che torna sul 3,51% (dal 3,23% di venerdì sera).

L’euro si indebolisce ulteriormente calando a 1,2902 sul dollaro e a 106,26 contro yen; l’aumento della tensione fa recuperare quota all’oro (in salita di oltre 6 dollari a 1711,80 dollari l’oncia), all’argento (in recupero di 26 centesimi a 33,39 dollari) e in parte al petrolio, stamane attorno a 107,54 dollari al barile (il Brent) ovvero a 86,37 dollari (il Wti), comunque sotto i livelli visti ancora venerdì mattina.

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