Europa prudente, Piazza Affari indietro tutta

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di Luca Spoldi 7 Dicembre 2012 | 09:21

Sulla Borsa e sui titoli di Stato italiani continua a pesare il rischio di una crisi politica "al buio". Finanziari tra i più colpiti dalle vendite.


TOKYO IN FRENATA – L’ultima giornata della settimana si è chiusa in frenata per il listino di Tokyo (colpito da un terremoto di magnitudo 7,3 che ha fatto scattare l’allarme tsunami), dove l’indice Nikkei225 scivola a 9.527,39 yen (-0,19%) per lo scattare di alcune prese di profitto dopo l’ennesima chiusura all’insegna della prudenza di Wall Street, ieri sera. In lettera anche Hong Kong (-0,26%), mentre torna a correre Shanghai, che termina in rialzo dell’1,60%.

AIUTA LO YEN DEBOLE – Tra le blue chip giapponesi si mettono in luce ancora una volta Sharp (+8,5% in giornata, +25,6% nell’arco di questa settimana), Pacific Metals, Mistui Mining & Smelting, Chubu Electric Power e Pioneer, tutti in crescita di oltre il 5% a testa favoriti sia dalla debolezza dello yen sia dalle speranze che si trovi un accordo per evitare il “fiscal cliff” Usa. In lettera chiudono Fujitsu, Kddi, Yokogawa Electric, Yokohama Rubber, Sofbank e Casio Computer, con perdite tra i 3,5 e i 2 punti percentuali.

LA CRISI POLITICA PESA SU MILANO – Dopo i primi scambi in frazionale rialzo, in linea con le maggiori piazze europee, i timori di una crisi politica al buio tornano a preoccupare gli investitoria  Milano. Così dopo una quarantina di minuti di lavoro l’indice Ftse Mib cade a quota 15.702,46 (-0,84%), mentre l’Ftse Italia All-Share ridiscende sui 16.572,58 punti (-0,78%) e l’Ftse Italia Star scivola in area 10.529,18 (-0,48%), anche in attesa dei numerosi dati macro previsti in giornata, tra cui quelli sul mercato del lavoro americano di novembre.

L'ANDAMENTO DEI TITOLI – Tra le blue chip italiane si mette in luce Impregilo, che guadagna oltre il 2% dopo aver annunciato il nuovo piano industriale 2013-2015 che prevede obiettivi ambiziosi con ricavi visti a fine periodo pari a 3,3 miliardi dai 2,1 miliardi dello scorso anno, un portafoglio ordini in crescita del 16% a 12,5 miliardi nel 2015, un Ebitda lordo in crescita del 12% e un pay out superiore al 40%. Poco sopra le chiusure di ieri anche Campari e Salvatore Ferragamo, mentre sono già in rosso di un paio di punti UniCredit, Bper,  A2A, Banco Popolare e Mediolanum. Sottotono anche Exor che starebbe studiando la conversione dei titoli privilegiati (in rialzo del 2%), così come Telecom Italia che prosegue i colloqui con Cassa depositi e prestiti (Cdp) per l’eventuale costituzione di una newco in comune a cui apportare la rete fissa e che intanto sembra scontare lo scarso interesse suscitato dalla controllata Telecom Italia Media (in calo del 2,2%), per cui la cordata Clessidra-Equinox offrirebbe molto meno dei 300 milioni di euro di cui ha finora parlato la stampa.

I LISTINI IN EUROPA – La revisione al ribasso delle stime della Bundesbank sulla crescita economica tedesca per il 2013 (il Pil è atteso ora in crescita dello 0,4% rispetto al +1,6% pronosticato in precedenza, mentre quest’anno non dovrebbe andare oltre il +0,7% rispetto al +1% finora messo in preventivo) e le attese per i dati macro odierni inducono alla prudenza anche i listini europei con l’Eurostoxx50 resta sui blocchi (+0,10%) con prese di profitto rotonde su Deutsche Telekom, UniCredit, GdF Suez, Intesa Sanpaolo e Rwe, mentre proseguono la corsa Nokia, Asml Holding e Sap. Tra i singoli listini Parigi è stabile (-0,03%), così come Londra (-0,05%) e  Francoforte (-0,03%), mentre perde quota Madrid (-0,26%).

FATICA L'OBBLIGAZIONARIO ITALIANO – Da parte sua il mercato obbligazionario italiano continua a soffrire il timore di una crisi politica al buio, col Btp decennale guida che vede così il rendimento sfiorare il 4,645% (5 punti base più di ieri), mentre lo spread contro Bund sale al 3,34% (contro il 3,28% di ieri sera). Infine l’euro accentua il calo visto già ieri riportandosi a 1,2926 sul dollaro e a 106,38 contro yen; stabili per ora l’oro (a 1701,10 dollari l’oncia) e l’argento (in calo di 8 centesimi a 33,04 dollari) mentre il petrolio accenna a un tentativo di rimbalzo dopo il calo della vigilia, portandosi a 107,44 dollari al barile (il Brent) ovvero a 86,58 dollari (il Wti).

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