A inizio 2013 privilegiare azioni e oro

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di Redazione 14 Gennaio 2013 | 13:37

Alan Mudie, chief investment officer di Union Bancaire Privée: quest’anno i mercati finanziari dovrebbero voltare definitivamente le spalle alla crisi

Nel 2013 i mercati finanziari dovrebbero voltare definitivamente le spalle alla crisi, con prospettive favorevoli agli attivi di rischio grazie alla massiccia politica reflazionistica attuata dalle banche centrali. Ne è convinto Alan Mudie, chief investment officer di Union Bancaire Privée, che presenta di seguito le prospettive d’investimento per il primo trimestre 2013.

IL CICLO DELLA CRESCITA E DEL CREDITO – Nel 2013 la crescita dovrebbe accelerare negli Stati Uniti e nei paesi emergenti, in primis la Cina. In questi due poli economici il credito segue in effetti un trend più positivo grazie alle politiche monetarie, il che è di buon auspicio per la domanda interna, osserva il manager. I consumi cinesi, che rappresentano solo il 40% del Pil, continueranno a essere stimolati dalle politiche economiche adottate dai nuovi dirigenti. Inoltre, la ripresa della fiducia da parte delle aziende e quella degli investimenti nelle infrastrutture lasciano presagire un’accelerazione dell’attività, consentendo alla crescita di stabilizzarsi sul 7,5%. Negli Stati Uniti la crescita economica rimane invece fragile a causa delle incertezze legate al “fiscal cliff” e al loro impatto sugli investimenti decisi dalle aziende. Tuttavia, i negoziati tra i repubblicani e i democratici dovrebbero prossimamente sfociare in un accordo politico che permetterà di sbloccare le decisioni d’investimento. Inoltre l’aggressiva strategia di reflazione attuata dalla Federal Reserve con gli acquisti di titoli obbligazionari e la sua decisione di agganciare i tassi di riferimento al raggiungimento di target economici dovrebbero consolidare la ripresa e riportare l’economia americana sui binari di una crescita duratura.

LA BCE E LA BANK OF JAPAN SULLE ORME DELLA FED – In sintonia con la Fed, le altre banche centrali dovrebbero adottare un approccio spiccatamente proattivo nel 2013 e proseguire le loro politiche monetarie non convenzionali per permettere l’uscita dalla recessione di fronte ai tagli della spesa pubblica e allo scontento sempre più diffuso tra la popolazione. All’interno della zona euro gli indicatori economici rimangono di segno negativo e la recessione imperversa tuttora. La disoccupazione particolarmente elevata limita le prospettive di ripresa della crescita senza un nuovo sostegno da parte della Bce. Anche in Giappone è presumibile che la banca centrale aumenti gli acquisti di titoli e faccia retrocedere lo yen per rilanciare le esportazioni ed evitare una profonda deflazione.

GLI ATTIVI DI RISCHIO E L’ORO – L’operato delle banche centrali costituisce una vera e propria rete di sicurezza per gli attivi di rischio e fa ben sperare per gli investimenti finanziari nel 2013. I portafogli possono dunque essere completamente investiti privilegiando azioni e oro. Queste politiche monetarie molto accomodanti dovrebbero infatti generare un flusso più abbondante di liquidità negli investimenti azionari e ridurre i premi di rischio man mano che la crescita riparte. Tra le azioni sono da preferire quelle di società che pagano dividendi elevati e in aumento. Si tratta soprattutto delle grandi capitalizzazioni, che operano in segmenti di mercato con barriere d’accesso, hanno bilanci solidi e regolari cash flow.

MEGLIO I BOND GOVERNATIVI – I tassi reali negativi e gli esigui rendimenti nominali non favoriscono le obbligazioni governative, ormai prive di prospettive interessanti. Si consiglia di preferire le obbligazioni societarie, che celano ancora un potenziale di riduzione degli spread in considerazione dell’attesa ripresa dell’attività economica e dei risanati bilanci societari. All’interno di quest’ultima categoria, sono particolarmente interessanti le obbligazioni convertibili: i loro rendimenti sono spesso superiori a quelli delle obbligazioni governative con lo stesso rating, pertanto l’opzione di conversione sembra sottovalutata dai mercati. Infine, le pressioni sui cambi rischiano d’intensificarsi con l’operato delle banche centrali, tutte alla ricerca di una svalutazione competitiva della propria moneta. Ciò dovrebbe comportare una flessione delle valute dei paesi sviluppati soprattutto a favore di quelle dei paesi emergenti.

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