Perché Alitalia vola sempre più in basso

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di Redazione 14 Gennaio 2013 | 09:07

S’è fatto di tutto per tenere la compagnia di bandiera in Italia ma s’è fatto di tutto anche per distruggerla. Finirà ad Air France

 

Difficile individuare un caso più grave per spreco di risorse pubbliche e di insulto a ogni logica di mercato da quello di Alitalia.
Picconata dopo picconata, politici, manager, banchieri, sindacalisti e lavoratori, hanno operato per anni alla ricerca della soluzione peggiore.
Oggi, al momento della scadenza del lock up, si scopre che almeno una parte dei soci ha forse già intavolato una trattativa per vendere la sua partecipazione a Air France o ad altre compagnie aeree straniere, e con ciò facendo finire il sogno dell’italianità. I francesi, che pur negano trattative, non dovrebbero fare i difficili: Alitalia finirà in mano loro (o forse lo è già, forti del loro 25%), a un prezzo assai inferiore a quello che avrebbero pagato anni fa. Allora, per giunta, il gruppo francese era pronto a farsi carico dei debiti.
Inoltre, noi tutti non avremmo dovuto pagare le ingenti parcelle dei commissari che in questi anni si sono occupati, e si occuperanno per molti anni ancora, della liquidazione della vecchia azienda.
All’epoca del pasticcio, mi ero spinto a sostenere che la “nuova Alitalia”, forte di un marchio rilevato quasi senza corrispettivo e alleggerita dai debiti, si sarebbe rivelata un buon affare. Forse mi sbagliavo. Sono certo, però, che l’operazione è stata preceduta e accompagnata da fior di “business plan” per individuare una nuova, più fruttuosa rotta per il futuro.
Ma presumo che nessuno dei certamente qualificati estensori (ben remunerati) si era accorto che nel frattempo stava per prendere quota l’Alta Velocità ferroviaria, che ha letteralmente messo in ginocchio l’unica rotta davvero profittevole, quella tra Milano e Roma.
Eppure la farsa sembra pronta ad andare nuovamente in scena senza nemmeno troppe varianti.
Berlusconi ci fa sapere che lui “i francesi li conosce”: un’Alitalia targata Air France porterebbe i turisti a visitare i Castelli della Loira, mica Venezia. Magari. Vorrebbe dire che la compagnia di bandiera che ha venduto pur di sopravvivere gli slot migliori, a Londra e non solo, avrebbe almeno la forza per conquistare nuove posizioni negli scali francesi.
Ma non lamentiamoci: al peggio non c’è mai fine. Leggo che il cda della compagnia di bandiera sta accarezzando l’ipotesi di creare una nuova società in cui parcheggiare le Mille Miglia. L’operazione farebbe emergere nuovi “attivi” senza batter cassa tra azionisti che ben si guardano dal sacrificare, con questi chiari di luna, un solo spicciolo.
Valore dell’operazione? Si parla di 200 milioni di euro. No comment. Anzi no: i periti che daranno il benestare a una stima del genere certamente saranno individuati e meriteranno una parcella milionaria. O il plotone d’esecuzione. Scegliete voi.
 

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