Bankitalia punta il dito contro Mussari e la passata gestione di Mps

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di Redazione 24 Gennaio 2013 | 09:03

Intanto la banca ha ribadito che le operazioni non sono state sottoposte all'approvazione del cda. E che dovrebbe essere in grado di valutare in tempi brevi gli impatti precisi delle operazioni strutturate realizzate dalla gestione precedente

OPERAZIONI NASCOSTE – “La vera natura di alcune operazioni riguardanti il Monte dei Paschi di Siena riportate dalla stampa è emersa solo di recente, a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati all'Autorità di Vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza di Mps''. Queste le parole con cui la Banca d’Italia ha commentato ieri lo scandalo che ha travolto nei giorni scorsi la banca senese, dopo le indiscrezioni emerse su operazioni strutturate denominate 'Alexandria', 'Santorini' e 'Nota Italia' (ieri il titolo ha chiuso con un ribasso di oltre l’8%). Da parte sua la banca ha ribadito che "non risulta che alcuna delle operazioni in oggetto sia stata sottoposta all’approvazione del consiglio di amministrazione della banca, in quanto ciascuna rientrava nei poteri delle strutture preposte alla gestione operativa”.

IMPATTI PRECISI ENTRO META’ FEBBRAIO – Ieri poi Mps ha diffuso una nota per fare chiarezza sulla situazione: il cda, ha fatto sapere l’istituto di credito presieduto oggi da Alessandro Profumo, dovrebbe essere in grado di valutare in tempi brevi – prevedibilmente entro la metà di febbraio – gli impatti precisi delle operazioni strutturate realizzate dalla gestione precedente, quando alla guida della banca c’era Giuseppe Mussari, che ieri ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza dell’Abi.

ASSORBIRE LE CONSEGUENZE – Una volta stimati nel dettaglio gli impatti dell’operazione “Alexandria”, ma anche di ‘Santorini’ e ‘Nota Italia’, su cui sono in corso approfondite analisi, sarà possibile “adottare eventuali misure, inclusa la modifica retrospettiva della relativa rappresentazione contabile”, spiega Mps nella nota pubblicata ieri a mercati chiusi dopo aver sentito la Consob. “Prima di tale seduta consiliare la banca non può, ai sensi di legge, comunicare informazioni aggiuntive”. L’istituto senese assicura comunque di ritenersi “in condizioni di assorbire, dal punto di vista patrimoniale, le conseguenze delle scelte finanziarie, contabili e gestionali relative alle operazioni in oggetto”, ricordando di aver richiesto – prorpio in considerazione dei possibili impatti patrimoniali derivanti dagli esiti delle analisi in corso – “un incremento per 500 milioni di euro dei cosiddetti ‘Monti Bond’, in modo da poter contare su un’adeguata copertura prudenziale”.

ALEXANDRIA E SANTORINI – La banca scende poi nel dettaglio delle operazioni che hanno aperto lo scandalo: “con riferimento ad ‘Alexandria’ e ‘Santorini’, operazioni per le quali appare presumibile un collegamento con perdite derivanti da investimenti pregressi, si precisa che le stesse rappresentano investimenti effettuati da parte della banca in Btp a lunga durata, finanziati attraverso operazioni di pronti contro termine e le cui cedole sono state oggetto di asset swap al fine di gestire il rischio tasso assunto”. L’analisi relativa a tali operazioni è quindi da ricondurre “al costo della struttura dei finanziamenti dei Btp acquistati dalla banca, che non costituiscono quindi strumenti derivati bensì operazioni di pronti contro termine su titoli di Stato italiani, e al loro potenziale pricing in collegamento con le perdite derivanti da investimenti pregressi”, sottolinea Mps. “L‘investimento originariamente effettuato in ‘Santorini’ è stato liquidato nel 2009, mentre quello in ‘Alexandria’ è stato interamente rimborsato alla banca durante il mese di dicembre 2012”.

NOTA ITALIA – Quanto invece a ‘Nota Italia’, questa è l’unica operazione, tra quelle finite sotto la lente dell’attuale gestione di Mps, “che incorporava uno strumento derivato, avente come sottostante il rischio sovrano della Repubblica Italiana”. A differenza di ‘Alexandria’ e ‘Santorini’, ‘Nota Italia’ è “un investimento effettuato dalla banca nel 2006 in un prodotto di credito strutturato al quale era associata la vendita da parte della banca di protezione sul rischio sovrano della Repubblica Italiana”. Mps fa sapere di aver “recentemente ristrutturato tale investimento mediante l’eliminazione della sua componente derivativa legata al rischio sovrano Italia e che, a seguito della chiusura del derivato, la rimanente parte dell’investimento iniziale rimane correttamente classificata tra i Loans and Receivables”.

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