Mps, ennesima “caporetto” dei controlli sulle banche

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di Raffaello Mascetti 4 Febbraio 2013 | 16:06

Alla fine le uniche verifiche efficaci sono quelle delle Procure della Repubblica, spesso messe in azione dall'attività d'inchiesta della stampa

FINANZA ALLEGRA – Sul caso Monte Paschi sono stati versati fiumi d’inchiostro. E, facile previsione, le novità sono tutt’altro che finite. Finora, però, dobbiamo prendere atto che ci troviamo di fronte all’ennesima Caporetto dei controlli sul sistema del credito e delle garanzie offerte al mercato. Non è, si sa, un problema solo italiano: non ci dimentichiamo di Lehman Brothers o dei tanti raggiri orditi tramite derivati, titoli tossici, valutazioni errate del rating, che ci stanno accompagnando dal 2007. Dobbiamo prendere atto del fatto che l’apertura internazionale della finanza di casa nostra, lungi dal migliorare la governance un po’ casareccia del sistema, ha permesso a banchieri e politicanti prestati alle banche di scoprire nuovi strumenti per eludere i controlli e commettere nuovi scempi sulla via della finanza allegra.

FLOP DEI CONTROLLI – Tutti pronti a sottoscrivere contratti sui derivati o affini, magari senza capire una parola d’inglese e certamente nulla di cosa sia realmente un derivato. Anche a prescindere dai profili penali o dagli intrecci più o meno inconfessabili con la politica, la vicenda Monte Paschi si presenta come un clamoroso flop per le tante, ben remunerate, attività di controllo. Leggo che il nome “Alexandria” è spuntato nel bilancio della banca già nel 2005, nel bel mezzo di un lunghissimo elenco di cartolarizzazioni. Santorini nasce invece come società mista Mps-Dresdner Bank, salvo poi spuntare come partecipata al 100% nel bilancio 2009.

CONTROLLORI DISATTENTI – Ma nessuno tra gli addetti ai lavori si era probabilmente fatto carico di seguire più da vicino le sorti di quella società che, nel bilancio 2003, in una nota, comunicava di possedere il 4,99% di Intesa Sanpaolo in provenienza da Siena. Già da queste note emerge l’enorme disparità di forze tra controllori e controllati. Ma, attenzione, questo non può essere usato come alibi da parte dei controllori disattenti, altrimenti cade l’intero edificio della circolazione del denaro che sta alla base della fiducia nelle banche. Per questo non possono sottrarsi a un esame severo i revisori, piuttosto che il collegio sindacale. Per non parlare dei membri del cda.

INDAGINI MANCATE – Eppure uomini d’affari del calibro di Francesco Gaetano Caltagirone in casa loro ben si guardano dal delegare decisioni infinitamente meno importanti. Perché a Siena, almeno in apparenza, c’è stata tanta fiducia cieca e mal riposta? Ancor meno convince la disattenzione della Consob o della Banca d’Italia. Prendiamo atto che Via Nazionale non fa le indagini ma si limita a vagliare i documenti che vengono sottoposti alla sua attenzione. Alla fine gli unici controlli efficaci sono quelli delle Procure della Repubblica, spesso messe in azione dall’attività d’inchiesta della stampa. Rendiamo merito al terzo e al quarto potere, ma non illudiamoci: non bastano a garantire un futuro al sistema.

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