Cipro e dintorni, l’incubo del prelievo forzoso

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di Pietro Di Lorenzo 5 Aprile 2013 | 13:13

L'Italia non è nuova ad azioni del genere, basti ricordare il prelievo forzoso del 6 per mille autorizzato dal governo Amato nel luglio del 1992


EFFETTO CIPRO – Il piano di salvataggio varato la scorsa settimana per salvare Cipro dalla bancarotta ha generato grande malcontento tra i correntisti con capitali superiori ai 100mila euro, che saranno sottoposti a un prelievo forzoso fino al 40%. Per sbloccare i 10 miliardi di aiuti europei, Cipro si è impegnata a trovare i restanti 5,8 miliardi attraverso la ristrutturazione del settore bancario, che prevede la chiusura della Laiki Bank, il secondo istituto bancario dell’isola, le cui sussistenze attive verranno girate alla Bank of Cyprus. Inoltre i correntisti della banca subiranno un prelievo forzoso per i capitali superiori a 100mila, salvi invece i depositi sotto tale soglia, per i quali interviene la garanzia europea. L’augurio è che il caso di Cipro resti un evento isolato, anche se costituisce un precedente temibile che potrebbe essere replicato per fronteggiare situazioni analoghe.

L'ESPERIENZA ITALIANA – L'Italia non è nuova ad azioni del genere, basti ricordare il prelievo forzoso del 6 per mille autorizzato dal governo Amato nel luglio del 1992, giustificato per contrastare una situazione di estrema emergenza della finanza pubblica. Intanto le più alte cariche istituzionali europee hanno rassicurato sul fatto che Cipro rappresenta un caso Speciale e non un modello. Per tranquillizzare i correntisti, è bene ricordare che i risparmi degli italiani sono garanti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. si tratta di un consorzio fondato nel 1987 a cui aderiscono obbligatoriamente tutte le banche italiane e le filiali italiane di banche extracomunitarie, mentre è facoltativa l’adesione delle banche comunitarie. I correntisti delle banche del credito cooperativo e delle casse rurali ricadono, invece sotto la garanzia del Fondo garanzia dei depositanti, la cui funzione è analoga al Fitd. Quest’ultimo garantisce il depositante presso ciascuna banca per un valore pari a 100mila euro.

LE CONSEGUENZE SUI RISPARMIATORI – Ciò significa che se un correntista possiede più conti presso un medesimo istituto, sarà garantito per un totale massimo di 100mila euro, se invece è titolare di più conti in diversi istituti, godrà della garanzia del fondo, nel limite massimo consentito, in ciascun istituto. In caso poi di conti cointestati, ogni depositante ricade sotto la tutela del Fitd. La garanzia del fondo riguarda conti correnti, depositi (anche vincolati), assegni circolari, certificati di deposito nominativi, per quanto concerne le obbligazioni, le azioni, i titoli di stato, e i pronti contro termine essendo investimenti non beneficiano della tutela del Fondo. Relativamente alla procedura di richiesta di rimborso per i correntisti – depositanti di una banca defaultata, il regolamento prevede che sia il Fitd a contattare e rimborsare direttamente ogni correntista, senza che quest’ultimo si adoperi per attivare la richiesta di rimborso.

RIMBORSO ENTRO 20 GIORNI – Inoltre è previsto che il rimborso venga espletato entro 20 giorni lavorativi (prorogabile per circostanze eccezionali per altri 10 giorni lavorativi) dalla data in cui si producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta della banca. In definitiva se si ha il timore di default della propria banca è conveniente distribuire i risparmi liquidi su più conti in diversi istituti di credito senza superare la soglia di liquidità dei 100mila euro, per ogni intestatario, in modo da garantirsi, in caso di default, un rimborso totale. È però bene sapere che a fronte di un evento sistemico che colpisse più istituti contemporaneamente il Fitd probabilmente non potrebbe far fronte a tutti gli impegni.

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