Aberdeen Asset Management: la marcia in più degli emergenti

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di Maria Paulucci 11 Aprile 2013 | 08:35

In questo scenario permane un vantaggio per i Paesi emergenti, che hanno migliori situazioni economiche e finanziarie per poter sostenere politiche favorevoli alla crescita. Parla Matteo Bosco, country head di Aberdeen AM (Italy branch)


Come è iniziato l’anno di Aberdeen AM?
La fiducia dei nostri clienti è continuata ad aumentare in questo periodo. Da anni Aberdeen Asset Management cresce nelle allocazioni di portafoglio dei clienti grazie al suo conservativo processo di gestione basato rigorosamente sulla ricerca interna e sui fondamentali, una sicurezza in questi tempi. A livello di gruppo, la raccolta netta globale dei primi due mesi dell’anno è stata di 3,5 miliardi di sterline e in Italia di 130 milioni di euro. In termini di performance ci distinguiamo nell’azionario globale ma anche nelle regioni – Asia, emergenti e sempre più in Europa – grazie al processo che protegge anche nei periodi di crisi. Nel reddito fisso, i risultati sono visibili soprattutto nell’area emergenti e in particolare in valute locali e nelle emissioni societarie, dove le sinergie con l’area azionaria si fanno valere. Infine, il gruppo è stato premiato numerose volte, a testimonianza della sua qualità anche nelle classi alternative di hedge e immobiliare.

Quali segnali cogliete sul mercato?
La bassa crescita a livello globale, indebolita dal minor dinamismo dei mercati emergenti e combinata con le difficoltà in Europa e negli Stati Uniti, lascia trasparire una situazione poco stimolante dal punto di vista dei fondamentali. In questo scenario permane un vantaggio per i Paesi emergenti, che hanno migliori situazioni economiche e finanziarie per poter sostenere politiche favorevoli alla crescita anche nel lungo periodo.

Quali sfide l’industria del risparmio dovrà affrontare nei prossimi mesi?
Il processo di razionalizzazione del mercato della gestione del risparmio continuerà, facilitato dalla nuova normativa tesa a creare effetti di scala e di trasparenza per offrire prodotti migliori e più economici. Nell’attuale periodo di crisi, aggravato dalla riduzione dei debiti a livello globale, sia pubblici che privati, è naturale che ci sia sfiducia e, nel campo del risparmio, emerga il desiderio di ritorno ai fondamentali e alla prudenza da parte del pubblico. Chi da tempo ha fondato le sue strategie sulla reale ricerca interna e indipendente e ha impostato i suoi valori aziendali sulla prudenza dovrebbe beneficiare di un vantaggio competitivo, perché la sfida rimane quella di offrire prodotti chiari, semplici ed economici, di qualità.

Come vedete adesso l’Italia?
Malgrado l’eccellente tessuto produttivo italiano, oggi la situazione di stallo politico rischia di compromettere seriamente la fiducia della gente e quindi di creare maggiori danni al Paese. È necessario che ogni forza presente nel Paese faccia un passo per la soluzione rapida di questa situazione a favore di un governo presentabile a livello internazionale e che possa continuare le riforme iniziate. L’Italia è uno dei grandi Paesi europei. Il clima politico, però, fatica a stare al passo con la congiuntura internazionale, dominata molto spesso dalle multinazionali. Oggi la crisi si può risolvere facendo parte del ben più influente contesto europeo nel mondo. Dobbiamo quindi cambiare la nostra attitudine individuale e collettiva guardando a quello che succede in altre zone del mondo.

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