Risparmio gestito, Vontobel AM: un bel mix tra credito e ritorno assoluto

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di Maria Paulucci 12 Aprile 2013 | 14:12

SOLDI ne ha parlato con Francesco Tarabini Castellani, country head Italia di Vontobel Asset Management e a capo del fixed income sales.

UN INCONTRO CON I CLIENTI ISTITUZIONALI – Reddito fisso e obbligazionario al centro dell’incontro di oggi con i clienti istituzionali organizzato a Milano da Vontobel Asset Management. Con un’attenzione particolare a tre fondi della casa: l’Eur Corporate Bond Mid Yield, di cui ha parlato il portfolio manager Mondher Bettaieb Loriot, l’High Yield Bond, al centro della presentazione del portfolio manager David Walls, e l’Absolute Return Bond, su cui si è soffermato Massimiliano Gnesi. Al termine dell’incontro, SOLDI ha intercettato Francesco Tarabini Castellani, country head Italia di Vontobel Asset Management e a capo del fixed income sales, per una riflessione e una sintesi.

Come nasce questo incontro con i clienti istituzionali?
Quello italiano è uno dei nostri mercati più importanti sull’asset management. Come Vontobel, abbiamo rafforzato in modo importante la nostra boutique di investimenti sul reddito fisso assumendo tra l’altro diversi gestori e analisti. Abbiamo alcune strategie tra le più interessanti e performanti, e l’idea era di presentarle agli investitori in un periodo in cui c’è il grande dilemma degli investimenti obbligazionari. Ossia, continueranno a essere interessanti o si riveleranno una trappola per il rialzo dei tassi di interesse?

Qual è la vostra risposta?
Abbiamo un buon livello di fiducia sul fatto che i tassi rimarranno bassi, anche perché a livello di Paesi e aziende – quindi banche e industrie – l’Europa non si può permettere un considerevole aumento dei tassi. Questo perché già oggi alcune banche – per esempio, quelle periferiche – si finanziano al 5% circa e devono dare fuori crediti al 7% circa – un tasso proibitivo per l’industria – e se i tassi di interesse dovessero aumentare la situazione peggiorerebbe ancora a livello europeo. Quindi siamo convinti che verrà messa in atto qualsiasi misura – dai governanti e dalle banche centrali – per ridurre il livello dei tassi anche nel settore dei corporate. Siamo complessivamente positivi anche sul fatto che il progetto europeo continuerà a svilupparsi.

Perché?
Perché abbiamo prospettive e segnali positivi anche per quanto riguarda la Germania, e riteniamo che dopo le elezioni ci saranno interventi a sostegno dell’euro. In questo quadro, crediamo che l’investimento a livello corporate e anche high yield, a livello europeo ma anche globale, risulti assolutamente ancora interessante, in particolare alla luce dell’approccio che utilizziamo noi: facciamo riferimento a titoli e società di ottima qualità e prendiamo emissioni anche subordinate, che consentono un rendimento nei nostri portafogli superiore di quasi 80 basis point e fino all’1% rispetto al benchmark. E anche grazie alla selezione di alcuni titoli high yield nelle nostre strategie investment grade, fino a un massimo del 15%: società industriali, di elevata qualità, che non aumentano il rischio ma il rendimento nel portafoglio.

Sui governativi dei periferici, compresi quelli italiani, qual è la vostra sensazione?
Come Vontobel Asset Management, siamo stati tra i primi investitori a tornare sul mercato italiano iniziando con alcuni fondi alla fine del 2011. Poi, all’inizio dell’anno scorso, abbiamo aumentato il posizionamento in particolare sull’Italia. Siamo fiduciosi, sull’Italia ma anche sulla Spagna, seppure in questo secondo caso con qualche perplessità in più. A livello di investimenti governativi, i Paesi core non hanno più sostanzialmente alcun interesse dal punto di vista degli investitori, tolto il rifugio dalle turbolenze. Investire oggi in Bund ma anche in franchi svizzeri vuol dire scegliere un investimento che per cinque anni sarà a tassi negativi. Non può che essere un parcheggio. Al contrario, notiamo un sempre maggiore interesse verso strategie, oltre a quelle del credito, di ritorno assoluto, che noi perseguiamo con un approccio assolutamente diversificato a livello globale, con bassissimi livelli di rischio. Quindi con strategie su tassi, valute e credito realizzate in modo da trarre profitto da trend non solo di discesa – sempre più difficile – dei tassi di interesse, ma anche di eventuale loro risalita.

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