La strada per il matrimonio tra 3 Italia e Telecom è lunga e perigliosa

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di Redazione 19 Aprile 2013 | 18:01

Soldiweb ha intervistato Alessandra Castelli di DealReporter per capire quali possano essere i rischi per gli azionisti che in portafoglio hanno azioni dell'ex monopolista italiano delle telecomunicazioni.


Dopo le voci di un possibile sodalizio tra 3 Italia (controllata dai cinesi di Hutchinson Wampoa) e Telecom Italia, Soldiweb ha voluto parlare con Alessandra Castelli, deputy editor di DealReporter, società del gruppo Financial Times che tiene informati gli investitori su operazioni come quella che coinvolge ora i due operatori mobili che operano sul mercato italiano.   

Quali sono i principali vantaggi dell’operazione e quali le principali difficoltà?
La fusione tra 3 Italia e Telecom aiuterebbe il consolidamento del mercato domestico e aiuterebbe Hutchinson a entrare in nuovi mercati. Inoltre, il matrimonio potrebbe rimescolare la struttura azionaria di Telco e innescare un cambio nella governance della società. Il problema è che la transazione si troverebbe a fronteggiare non solo Telco ma anche l’Antitrust, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.  Del resto Telco ha sempre esitato nel diluire la sua quota e in passato ha fermato diversi tentativi di ridurre il suo capitale.

Da un punto di vista normativo, il deal potrebbe sollevare questioni di Antitrust e potrebbe essere rivisto dall’Unione Europea. Il problema più grosso è legato alla riduzione del numero di player nel mercato della telefonia mobile che passerebbe da quattro a tre. Inoltre, una fusione tra 3 Italia e Telecom farebbe avere alla nuova società il 45% del mercato e questo deve essere valutato attentamente dalla comunità Europea. In ogni caso, qualunque acqusizione della quota di maggioranza di Telecom Italia dovrebbe prima superare la cosidetta “golden share” cioè la possibilità del governo italiano di porre un veto a tutte quelle operazioni che potrebbero portare compagnie importanti in mani non europere. Il decreto è passato l’anno scorso e le due compagnie dovrebbero trovare il modo di realizzare un’operazione che permertta di superare questa norma senza problemi.

Ci sono dei reali vantaggi per gli investitori retail?  
Noi abbiamo parlato con alcuni investitori retail e loro ritengono che questa operazione potrebbe essere un vantaggio per il mercato italiano delle telecomunicazioni. Inoltre, ritengono che questa potrebbe essere un’occasione per cambiare la governance del gruppo e selezionare membri del consiglio di amministrazione che meglio rappresenterebbero i diversi azionisti. Attualmente le leggi in vigore permettono all’azionista di maggioranza di selezionare quattro quinti dei membri del board. Telco, l’azionista di maggioranza con il 22,4%, ha scelto 12 dei 15 membri del cda.

Come mai ritenete che Telefonica sia la società che più si oppone all’operazione?
Telefonica di recente ha fatto sapere tramite un portavoce che il suo investimento in Telecom Italia è strategico e di lungo termine, ma secondo DealReporter alcuni azionisti di Telco sarebbero propensi a uscire dalla compagine azionaria. L’interesse di Telefonica è di rimanere un’azionista di Telecom talia per bloccare l’eventuale espansione del gruppo in America Latina
 

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