Le opportunità su bond e azionario, Jp Morgan AM: “L’Italia rimane un buon approdo”

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di Francesca Vercesi 27 Maggio 2013 | 07:07

Risparmio gestito, mercati emergenti e azionario: ne abbiamo parlato con Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di Jp Morgan Asset Management


Il risparmio gestito sta vivendo una fase molto positiva. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di Jp Morgan Asset Management. Il gruppo, al 31 marzo, aveva flussi netti per 1,050 miliardi di euro, masse in gestione per 12,148 miliardi di euro e 140 fondi distribuiti sul mercato italiano.

Ci fa un quadro?
È stato utile verificare come i risparmiatori italiani si siano sempre più orientati a investire sui mercati esteri. Al di fuori dell’Italia e dell’Europa, infatti, i portafogli correttamente investiti sono cresciuti in modo molto corposo. Tutto questo ha fatto da traino e ci ha permesso di proseguire nella raccolta con grande soddisfazione. Il messaggio che continuiamo a dare è proprio questo: con una corretta diversificazione tra asset class e mercati, anche un contesto complesso può rivelarsi molto favorevole. Così, investitori e distribuzione si sono convinti che la diversificazione è l’arma vincente. Del resto, il modo di ottenere performance è cambiato.

In che senso?
Nel passato si facevano buoni affari con i bond governativi, con quelli bancari o con gli investimenti immobiliari. Poi il risparmiatore italiano si è dovuto confrontare con un quadro di riferimento diverso perché gli investimenti tradizionali non rappresentano più quel baluardo di riferimento che ha permesso negli anni di monetizzare. Questi fenomeni, collegati tra loro, hanno portato il risparmiatore italiano ad avvicinarsi al prodottofondo, che è lo strumento principe per la diversificazione. A pesare positivamente, inoltre, è il nostro storico forte posizionamento sia sul canale bancario sia sulle reti. E l’ultimo semestre ha dato grandi soddisfazioni.

Ci sono altri fenomeni che si stanno delineando?
Sì. L’attenzione del risparmiatore verso i prodotti che staccano dividendi o cedole. Il venire meno di flussi caratteristici come quelli immobiliari hanno spinto il risparmiatore a guardare a una costruzione del portafoglio che sia in grado di consentire un costante flusso cedolare. Gli investitori anglossassoni lo sanno da tempo.

Quali prodotti stanno avendo successo?
In un mercato così complesso, i prodotti multiasset flessibili – ovvero quelli dove si dà la delega al gestore di muoversi su tutte le asset class – stanno avendo un notevole richiamo. Del resto, il mercato attuale è caratterizzato da movimenti molto violenti, le asset class obbligazionarie hanno rendimenti schiacciati ai minimi e l’abbondante liquidità emessa dalla banca centrale del Giappone non fa altro che spingere gli investitori alla ricerca del rendimento, e questo sul mercato azionario. Sta di fatto che la tanto attesa convergenza sull’equity è ancora marginale. I flussi sull’azionario dipendono dalla liquidità e per il momento non stiamo assistendo a un cambiamento decisivo di rotta. I gestori negli anni hanno ridotto di decine di punti percentuali le loro posizioni sull’azionario e queste non sono ancora state recuperate.

Qual è la vostra esposizione sul mercato italiano?
Abbiamo sempre mantenuto ferma la nostra esposizione sull’Italia, su cui siamo leggermente sovrappesati dal marzo del 2012, tanto che nel terzo trimestre dello scorso anno abbiamo lanciato l’Italy Flexible Bond Fund, che investe unicamente su titoli di Stato italiani. Sui periferici abbiamo avuto e abbiamo un atteggiamento favorevole, tanto da mantenere le posizioni inalterate anche nei momenti peggiori. Rimaniamo investiti sull’Italia, dove vediamo opportunità sia sull’obbligazionario corporate sia sull’azionario. Nel frattempo stiamo cercando di capire i nuovi programmi governativi del Paese.

E a livello globale?
Sul fronte equity, abbiamo un leggero sovrappeso sugli emergenti e sul Giappone. Quest’ultimo, però, dovrà essere confermato nei prossimi mesi. Siamo positivi sugli Stati Uniti, soprattutto sulle medium cap, mentre sull’Europa, che resta un mercato interessante perché sottovalutato su sua media storica, occorre essere molto selettivi in particolare su certi settori come tecnologici e finanziari. Il nostro approccio è guardare a titoli che abbiano un profilo di reddittività consistente nel tempo e prospettive di crescita degli utili e di stacco cedola. Sul fronte obbligazionario, l’high yield rimane la prima scelta, ma solo se selettiva, e i corporate emergenti.

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