Credit Suisse: Lisbona non è Atene

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di Luca Spoldi 4 Luglio 2013 | 09:27

Secondo gli esperti gli esiti della crisi politica apertasi ieri a Lisbona non dovrebbero comportare gli stessi esiti visti lo scorso anno in Grecia. La situazione è differente e anche i rischi per i creditori paiono limitati

LA CRISI DI LISBONA PUO' PORTARE A UN SECONDO SALVATAGGIO – Il Portogallo “non è la Grecia”. Mettono le mani avanti fin dal titolo di un report odierno gli analisti del Credit Suisse che spiegano: le dimissioni del ministro degli Esteri di Lisbona “hanno aperto una seria crisi politica in Portogallo”, destinata probabilmente a sfociare in elezioni a settembre, ma “la situazione attuale non è la ripetizione della “Grecia 2012” secondo il nostro parere”. Se vi saranno elezioni, infatti, “difficilmente vi sarà un rilevante supporto per partiti contrari al salvataggio Eu/Fmi”, semmai per una sua rimodulazione. L’esito più probabile è la formazione di un nuovo governo di “grande coalizione” che dovrebbe cambiare la politica economica di Lisbona “solo marginalmente”.

IL CONTESTO E' DIVERSO RISPETTO ALLA GRECIA DEL 2012 – Più in generale “il contesto è differente: la crescita globale (e in particolare il momentum della periferia europea, Portogallo incluso) sta rafforzandosi ed esiste l’Omt della Bce, cosa che non esisteva lo scorso anno durante la crisi della Grecia”. In più il Portogallo ha ancora un surplus delle partite di conto corrente della bilancia dei pagamenti. L’incertezza politica rende peraltro, aggiungono gli esperti, “più verosimile un secondo salvataggio” e visto che finora il Portogallo si era attenuto agli impegni molto più di Atene un supporto di Ue e Fmi è ritenuto probabile. Infine “il rischio di un haircut dei creditori privati anche nel caso di un secondo salvataggio resta modesto”.

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