Anima sgr fotografa il risparmio: meno spese e meno investimenti per gli italiani

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di Redazione 2 Dicembre 2013 | 12:00

Chi investe continua a cercare soprattutto sicurezza e protezione. I prodotti finanziari sono ancora preferiti rispetto al “mattone”, che perde ulteriormente appeal

I TIMORI DEGLI ITALIANI – Aumenta la volontà di risparmio degli italiani, ma crescono anche i timori e l’incertezza per il futuro prossimo, complice l’instabilità politica che ha accompagnato l’Italia negli ultimi mesi. È questa la fotografia che emerge dalla quinta edizione dell’Osservatorio Anima (l’ultima risale a maggio), la rilevazione realizzata sul risparmio delle famiglie da Anima sgr in collaborazione con la società di ricerche di mercato GfK Eurisko. Lo studio – che ha come obiettivo indagare sulle modalità e sulle logiche secondo cui le famiglie italiane gestiscono i risparmi in funzione dei progetti – è stato realizzato nella prima metà di ottobre, su un campione di 991 persone “bancarizzate”, ovvero titolari di un conto corrente e non necessariamente di uno o più prodotti di investimento.

PROGETTI PER IL FUTURO – Il primo dato che emerge è la frenata di cui è protagonista la progettualità degli italiani: se solo a maggio la quota che dichiarava di risparmiare in vista dei propri progetti di vita – raggiungendo tra l’altro il livello più alto dalla partenza dell’analisi, a maggio 2012 – era pari al 66%, ora si scende al 54%. Il 22% ha risposto di mettere da parte per ripararsi da emergenze e imprevisti, l’11% per accumulare una "riserva" per il futuro, il 15% per andare in vacanza, l’11% per l’istruzione dei figli e il 7%, probabilmente sulla spinta delle agevolazioni fiscali prorogate dal governo anche per il 2014, per acquistare e ristrutturare casa. Lo stesso orientamento si riscontra anche gli investitori: il 30% risparmia per accumulare in vista di emergenze e imprevisti, il 19% per creare una "riserva" di sicurezza per il futuro, il 20% perché ha in programma di andare in vacanza e il 15% per l'istruzione dei figli.

SI SPENDE MENO, SI INVESTE MENO – Per la maggior parte degli intervistati, la strategia ritenuta ancora vincente è quella della prudenza nell’affrontare le spese, tendendo così a limitare il superfluo. E in linea con questa tendenza la propensione a investire sembra gradualmente ridursi, anche a causa della minore disponibilità economica. Se resta stabile la quota di chi intende mettere da parte del denaro per risparmiare o investire (dal 34% al 36%), così come quella che dichiara di ridurre le spese superflue – dal 75% al 73% – sono in calo gli italiani che dichiarano di usare i soldi messi da parte (oggi l'8%, mentre a maggio si parlava del 14%). Lo stesso atteggiamento più tiepido si riscontra per chi in passato ha già sperimentato il mondo degli investimenti, dal momento che dal 79% di maggio si passa al 69%, quando un anno fa era disponibile a investire l'84% del campione.

IMMOBILIARE IN CALO – Si conferma la discesa di interesse per gli investimenti immobiliari: se il 14% non farebbe alcun investimento e il 24% non ha soldi da investire, di contro il 37% investirebbe e in particolare, il 20% in prodotti finanziari (a maggio era il 23%) e il 16% in immobili (un anno fa si parlava del 20%). Quest’ultima dinamica se da un lato evidenzia il venir meno del “bene rifugio” della casa, dall’altro lato ciò dipende probabilmente anche dall’incertezza ancora legata al regime di tassazione che verrà deciso nella legge Finanziaria sugli immobili.

PROTEZIONE DEL CAPITALE – Aumenta l'avversione al rischio. Alla domanda "Oggi come oggi, nella scelta dei prodotti di investimento, a quali aspetti presterebbe maggiore attenzione?", il 73% ha risposto che farebbe attenzione agli aspetti legati al prodotto e solo in seconda battuta agli aspetti legati al proponente (9% la fiducia nella banca) e al servizio (il 5% ha risposto la chiarezza e trasparenza delle info sugli investimenti). Analizzando più da vicino la dimensione delle caratteristiche di prodotti, il 42% presta attenzione alla protezione del capitale investito, il 33% al rendimento garantito, il 18% a costi contenuti e solo l'11% cerca un rendimento “elevato”. Anche per chi ha già investito la protezione dello status quo si conferma la scelta più importante: gli aspetti legati al prodotto fanno la parte del leone per il 95% degli intervistati, mentre per il 64% la protezione del capitale investito rappresenta la priorità e per il 48% lo è il rendimento garantito.

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