Credit Suisse: restare sovrappesati in Europa

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di Luca Spoldi 11 Marzo 2014 | 11:11

Secondo gli esperti svizzeri la Bce sta sottostimando il rischio disinflazionistico ma potrebbe lanciare un quantitative easing se le cose dovessero peggiorare. Vale la pena di restare investiti in azioni europee

CREDIT SUISSE: LA BCE SOTTOSTIMA LA DEFLAZIONE – “Dopo la previsione “hawkish” sull’inflazione rilasciata la scorsa settimana dalla Bce” gli analisti di Credit Suisse pensano che l’istituto centrale europeo “stia sottostimando le pressioni disinflazionistiche dell’eurozona” e che la Bce potrebbe varare un “quantitative easing” (Qe, acaquisto di bond sul mercato, ndr) “se l’indice Pmi cadesse sotto quota 50, l ‘euro si apprezzasse attorno agli 1,50 dollari o ci fosse un forte shock per quanto riguarda la crescita della Cina”.

RESTARE SOVRAPPESATI IN EUROPA – Gli esperti in una nota continuano a suggerire di rimanere “sovrappesati” sui listini azionari dell’Europa continentale: anche se i multipli in termini di prezzo/utile sono saliti l’Europa a parere degli analisti “ha un maggiore potenziale di crescita degli utili per azione (39% contro il 24% degli Usa nell’arco del prossimo triennio)”, una “genuina ripresa della domanda domestica (che è rimasta indietro rispetto a Usa e Giappone dell’8% dal 2011 a oggi)”, mentre l’appetito per il rischio resta “sotto la media per quanto riguarda le azioni europee”. Tra i vari settori si consiglia un sovrappeso sulle banche, grazie alle attese di “un significativo calo degli accantonamenti”.

BENE INTESA SANPAOLO – In particolare “continuiamo a preferire le banche retail, quelle francesi e quelle italiane” tra cui Intesa Sanpaolo, Societe Generale e ING Groep. Sovrappeso consigliato anche per quanto riguarda i titoli ciclici (avvantaggiati dalla risalita dei rendimenti sui bond statunitensi) e i mercati periferici come l’Italia. E l’euro? “Il differenziale tra i tassi a un mese sul mercato monetario sostiene la forza dell’euro. Ma Draghi prevede che una variazione del 10% dell’euro porti a una differenza di mezzo punto di inflazione (suggerendo la possibilità che la Bce sia pronta ad accettare un indebolimento dell’euro/dollaro sino a circa 1,43)”. Inoltre “Il più forte tono economico statunitense, il potenziale rialzista dei tassi sui bond a due anni in dollari e il picco del surplus di partite correnti europee potrebbero favorire un dollaro più forte”.

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