Le stime sulla crescita restano positive. L’investimento in azioni ancora un must

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di Lukas Frese 19 Giugno 2014 | 12:48

I mercati impiegano pochissimo a cambiare rotta, a lasciarsi alle spalle le considerazioni che li hanno indotti a ragionare in un modo…

La legge del mercato è sempre inflessibile, e lo sta dimostrando ancora una volta, nella valutazione del premio al rischio. La discesa dei rendimenti dei titoli Italiani, ma anche spagnoli, aveva ridotto di molto il premio al rischio per il sottoscrittore. Meglio, era calata l’attenzione sul rischio di solvibilità a lungo termine di questi paesi, alla luce anche della politica della Bce. Ma è stato sufficiente l’annuncio di dati non esaltanti sull’andamento dell’economia in Italia, e un po’ in generale in Europa, per scatenare il movimento ribassista.

I mercati impiegano pochissimo a cambiare rotta, a lasciarsi alle spalle le considerazioni che li hanno indotti a ragionare in un modo, ed a riscoprire nuove basi di ragionamento, riscoprendo i rischi e valorizzando questi rischi. Comunque i mercati hanno sottolineato che forse avevano raggiunto il punto limite oltre il quale era sconsiderato andare. Normalmente, quan- do vi sono questi segnali, l’attesa più scontata è per un periodo di volatilità, di storni e veloci ristorni, con un occhio sempre al comportamento della Bce. Dati recenti a parte, il convincimento che in generale la crescita mondiale possa continuare è opinione diffusa.

Questo parte dall’analisi dell’andamento dell’ economia Usa, che trascina a ruota, seppure in ritardo, quella europea, dove comunque le misure prese dai vari governi sono nella giusta direzione per favorire la ripresa. Non c’è dubbio che la Bce non esiterà a utilizzare tutte le armi a disposizione per favorire a sua volta la ripresa. La liquidità che ne deriverà sosterrà i mercati finanziari, a partire dagli azionari. Tutto ciò a condizione che negli Stati Uniti non vi sia un aumento repentino dei tassi dovuto a segnali inflazionistici, o a incremento di affitti e salari. Una mossa in tal senso della Federal Reserve porterebbe a rischio la crescita nei paesi emergenti, sensibilissimi a qualsiasi variazione al rialzo dei tassi americani.

Inoltre aleggia sempre il pericolo che le valutazioni delle obbligazioni governative dei paesi periferici vengano considerate troppo rischiose a questi livelli, e che la deflazione in Europa generi nuovi timori. Ulteriore pericolo che potrebbe influenzare i mercati è un eventuale aumento dei prodotti energetici, conseguenza prima di tensioni fra Russia e Ucraina. Al di là di questa doverosa elencazione delle possibili trappole, dobbiamo però valuare cosa ha più peso, e allo stato attuale prevalgono gli elementi positivi.

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