Bond convertibili: come funzionano e come scegliere quello giusto

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di Ettore Mieli 14 Ottobre 2014 | 10:35

Le obbligazioni trasformabili in titoli azionari non sono care e offrono valore. I fondi specializzati mettono alla portata di tutti il meccanismo di questi titoli

In questo momento sui mercati non c’è una valida alternativa nell’ambito obbligazionario che permette di avere buoni rendimenti. Secondo quanto scrive CorrierEconmia, però i bond convertibili, i titoli obbligazionari che possono essere trasformati in azioni (senza tuttavia alcun obbligo per il sottoscrittore), rappresentano più di un’opzione.

FONDI SPECIALIZZATI – Invece che sperimentare la scelta delle singole azioni, per minimizzare i rischi, un risparmiatore attraverso questo strumenti può ottenere una buona diversificazione dei rischi. Il consiglio? Acquistare fondi specializzati. E questo sia per ottenere una buona diversificazione dei rischi e sia perché si tratta di una delle asset class di più difficile valutazione, non solo perché il loro prezzo dipende da numerose variabili (andamento dei tassi, tasso aggiuntivo dell’emittente rispetto ai titoli di stato, volatilità dell’azione sottostante, ecc.) ma anche perché è di fondamentale importanza leggere con attenzione i singoli prospetti per capire come, per esempio, può variare il rapporto di conversione in caso di aumento di capitale o quante azioni in più si possono ricevere al momento della conversione nel caso in cui ci sia un cambiamento di controllo in seno alla società emittente.

LUNGO TERMINE – Nicolas Delrue, investment specialist per i bond convertibili di Union Bancaire Privée (Ubp), nonostante ritenga i bond convertibili un’opportunità di investimento allettante per il breve termine, raccomanda comunque un orizzonte di investimento di almeno tre anni. Dove puntare? “A livello regionale, riteniamo in particolare che sia il mercato europeo ad essere interessante. Infatti, alcuni segmenti del mercato delle convertibili del Vecchio continente sono ancora in fase di ripresa rispetto all’enorme svalutazione che hanno sofferto a favore del titoli tradizionali nel 2012”, spiega Delrue a CorrierEconomia. I rischi? Le obbligazioni convertibili potrebbero subire le conseguenze di potenziali ribassi dei listini. Tuttavia, la loro doppia natura permette di mitigare in parte questo impatto negativo.

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