Dimon (Jp Morgan Chase): non è troppo tardi per ripensarci

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di Luca Spoldi 7 Luglio 2016 | 09:54

Dopo Henri De Castries, numero uno di Axa, anche il Ceo di Jp Morgan Chase, Jamie Dimon, si dice convinto che resti la possibilità di evitare la Brexit se realmente Ue e Gran Bretagna vorranno trovare un accordo, a partire dal passaporto europeo


Al grido di “non è troppo tardi” anche Jamie Dimon, numero uno di Jp Morgan Chase, si lancia nella battaglia a favore di un ripensamento sulla Brexit. Secondo il banchiere americano, intervistato dal Sole24Ore, l’Europa dovrebbe avanzare proposte verso le “legittime lamentele” dei britannici in materia di regole del mercato del lavoro, burocrazia e regolamentazioni, ma la proposta andrebbe avanzata rapidamente, senza attendere il trascorrere dei negoziati previsti per i prossimi due anni. “Potrebbe darsi che si riesca anche a evitare la Brexit” auspica Dimon, secondo il quale “vi sono sempre soluzioni ad un problema a patto che si abbiano le giuste persone” a negoziare. Anche Henri de Castries, numero uno di Axa, la settimana aveva dichiarato che la possibilità di un ripensamento che porti a non attuare la Brexit “sono basse ma non pari a zero”.

CRUCIALE PASSAPORTO EUROPEO – Quanto all’ipotesi di un trasferimento degli staff di Jp Morgan Chase da Londra ad altre città europee, Dimon ha spiegato che la questione cruciale resta il cosiddetto “passaporto europeo” che consente agli istituti britannici di effettuare transazioni con controparti operanti nella Ue. “Se avremo tale passaporto dopo la Brexit, probabilmente non dovremo fare alcun cambio”. Tuttavia Dimon non si nasconde che “è difficile che l’Unione europea accetti” di mantenere tale regola in vigore e questo potrebbe obbligare le banche d’affari a ridurre la loro presenza sul suolo britannico. “Non sappiamo cosa accadrà” ha concluso Dimon: “la cosa peggiore che potrebbe accadere sarebbe che fossimo obbligati a ridistribuire poche migliaia di persone in altri uffici nell’Eurozona, mantenendo la maggior parte di esse in Gran Bretagna” (dove il gruppo al momento impiega 16 mila dipendenti, ndr).

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