Mps: ecco perché i piccoli investitori ora possono sperare

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di Redazione 12 Luglio 2016 | 09:50
Indiscrezioni riportate dalla stampa danno per probabile la messa a punto di una rete di protezione per buona parte degli obbligazionisti subordinati del Monte dei Paschi.
I possessori di obbligazioni subordinate di Mps incrociano le dita. Lo schema di intervento del governo potrebbe infatti risparmiare buona parte di coloro che hanno comprato obbligazioni subordinate della banca allo sportello.
CHI POTREBBE SALVARSI – La Stampa in edicola oggi riporta le indiscrezioni circolanti in ambienti finanziari e di governo secondo le quali lo schema di accordo fra l’Italia e la Commissione garantirebbe i bond subordinati della clientela, in particolare quelli di coloro che nel 2008 sottoscrissero gli oltre due miliardi di obbligazioni emesse per finanziare la fusione con Antonveneta. Si tratta delle obbligazioni subordinate con scadenza 15/05/2018.
CHI INVECE NO – Il destino potrebbe invece essere diverso per le altre obbligazioni subordinate circolanti, per la maggior parte nelle mani dei grandi investitori istituzionali, che non dovrebbero rientrare sotto il paracadute pubblico. I subordinati emessi da Mps ammontano complessivamente a poco meno di 5 miliardi, per il 65% vendute al retail.
Dalle ricadute del piano non saranno esclusi nemmeno gli azionisti, che per effetto della possibile ricapitalizzazione vedranno diluire le loro partecipazioni.
LA RICAPITALIZZAZIONE – Il quotidiano torinese ripropone lo schema di intervento pubblico precauzionale già anticipato nei giorni scorsi in osservanza dell’articolo 32 della direttiva sulle risoluzioni bancarie: “Mps verrà ricapitalizzata per mano pubblica con bond convertibili e cederà ad una bad bank – Atlante due – un bel pezzo dei suoi 24 miliardi di crediti deteriorati. In Atlante due – oltre a qualche privato rimasto fuori da Atlante uno – investirà nuovamente la Cassa depositi e prestiti (il contributo potrebbe essere inferiore al mezzo miliardo già versato) e ci saranno i 500 milioni della Sga, crediti recuperati dal fallimento del Banco di Napoli“.

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