Cosa succede se sei correntista di una banca che non passa gli stress test

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di Gianluca Baldini 29 Luglio 2016 | 11:00

Oggi 29 luglio l’Autorità Bancaria Europea pubblicherà i tanto agognati risultati degli stress test. Di fatto delle pagelle sullo stato di salute di 53 banche, che rappresentano il 70% del sistema finanziario europeo. Secondo gli esperti, tra le banche che potrebbero non passare l’esame ci sono Mps e Deutsche Bank.

La vera domanda da porsi è: ma cosa succederà ai correntisti di queste banche? C’è il rischio che capiti quello che è successo a chi aveva un conto in Banca Etruria, CariMarche, CariChieti e CariFerrara? La risposta è no, anzi.

Gli stress test sono degli esami con cui l’Abe cerca di mettere sotto pressione i bilanci bancari per valutarne la solidità patrimoniale anche in condizioni di stress economico-finanziario. Dunque, ipotizzando due scenari diversi in termini di crescita, inflazione, aumento dei tassi d’interesse e calo degli indici azionari, l’Autorità mette alla prova la resistenza delle banche rispetto ai principali rischi (di credito, di mercato e di controparte, operativo e sistemico) e cerca di capire cosa succederebbe al singolo istituto. Proprio a seguito dei risultati dei test prendono avvio le azioni da intraprendere per rafforzare il patrimonio, di solito attraverso aumenti di capitale. Pertanto, per essere chiari, se gli stress test fossero state condotti sulle banche che hanno subito il bail-in, probabilmente certi problemi non si sarebbero verificati.

Ad ogni modo, fidarsi è bene e non fidarsi è meglio. Anche perché non passare lo stress test significastress level conceptual meter indicating maximum isolated on white background comunque avere qualche problema. Nel caso di Mps sembra comunque in dirittura d’arrivo un piano definitivo di ristrutturazione: la banca dovrebbe riuscire a ricapitalizzarsi per circa 5 miliardi di euro e alleggerirsi di 10 miliardi di sofferenze nette, senza ricorrere ad aiuti pubblici e salvaguardando i risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate.

Ma cosa fare nel lungo termine per evitare problemi?
1- Innanzitutto l’investitore / correntista dovrà porre attenzione al rating, la valutazione delle agenzie internazionali, che però in passato non ha evitato scottature.

2- C’è poi il consensus degli analisti, ovvero i “consigli” di eventuale acquisto, mantenimento o vendita di un titolo.

3- Utile può essere anche l’andamento dei Cds, i credit default swap che rappresentano il “premio” per assicurarsi contro il default (il loro rapido aumento segnala tensioni).

4- Il dato, però, più interessante è il coefficiente patrimoniale (o anche coefficiente di solidità patrimoniale). Espresso come Cet 1, (che sta per Common equity tier 1), tale valore viene indicato nelle comunicazioni di bilancio e rappresenta il rapporto tra capitale ordinario versato e attività ponderate per il rischio delle banche. Più alto è il Cet 1, maggiore — sempre che i bilanci siano veritieri — è la solidità dell’istituto, dunque di azioni e bond. Se il Cet 1 scende sotto la soglia fissata dalla Banca Centrale, l’istituto deve porre in atto operazioni di rafforzamento patrimoniale. Così, qualora sopraggiunga un grave squilibrio, può scattare la risoluzione e il bail in.

 

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