Sui mercati guardando oltre Hillary e Donald

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di Redazione 8 Novembre 2016 | 18:57

A cura di Gabriele Roghi, responsabile della consulenza agli investimenti di Invest Banca

Negli ultimi giorni siamo stati sommersi da previsioni e commenti più o meno autorevoli sul possibile impatto sui mercati finanziari dell’esito delle elezioni americane e, soprattutto, da domani in poi riceveremo una quantità enorme di report, impressioni ed analisi a commento dei risultati delle stesse. Cerchiamo di anticipare i tempi per fare un po’ di chiarezza: l’esito è importante nel breve termine (sopratutto per i mercati che tifano Clinton) ma le problematiche irrisolte di fondo – bassa crescita, banche centrali in trappola sui tassi, crescente disagio sociale e tensioni geopolitiche – rappresentano i grandi temi che resteranno ardui da risolvere.

Dalle analisi dei principali uffici studi economici e politici emerge come, nonostante le banche centrali restino il perno su cui ruotano i destini delle economie sviluppate, gli effetti delle loro politiche risultino sempre meno apprezzati e venga così messa in dubbio l’attribuzione ad esse di pieni poteri per affrontare la crisi finanziaria ed economica cominciata nel 2008. I risultati ottenuti con le politiche monetarie non sono stati quelli sperati: la crescita è stentata, la deflazione non è stata debellata, in compenso il QE ha peggiorato la condizione del sistema bancario, ha ridotto i redditi disponibili per i risparmiatori ed ha accentuato le divaricazioni sociali e l’insoddisfazione delle popolazioni. Per reazione, crescono i consensi verso le forze politiche anti-sistema, totalmente avversi a politiche “pro-mercati”.

Le dinamiche dei tassi sono confusionarie e contrastanti: non si riesce a stimolare l’economia nonostante i tassi sotto zero (un’assurdità solo qualche anno fa), non si può tornare indietro verso tassi più normali pena la caduta in recessione e crisi finanziaria e per questo si richiamano in ballo, dopo averle esautorate per anni, le politiche fiscali dei governi che dovrebbero favorire la crescita economica.

Il rischio che nei prossimi mesi l’economia torni in recessione, con le banche centrali a corto di ogni strumento e con la loro credibilità totalmente azzerata agli occhi dell’opinione pubblica, è forte ed è per questo che si cerca una soluzione per condividere la responsabilità di risultati insufficienti. Dall’austerity feroce allo stimolo keynesiano più sfrenato (helicopter money): questa è la soluzione alla quale si pensa. Certo sarà difficile spiegare ai greci perché sono stati impoveriti con misure draconiane tagliando anche i medicinali gratuiti ai malati ed ora invece si pensi di costruire qualsiasi opera pubblica pur di rimettere in moto nuovo denaro per far ripartire l’economia.

Oltre all’aspetto prettamente economico, nei prossimi mesi dovranno essere fatte molte scelte di carattere politico che potrebbero mettere nuovamente sotto stress il complesso impianto finanziario che sostiene molti mercati azionari e praticamente tutti quelli obbligazionari. Un voto “sbagliato” potrebbe provocare la caduta del castello di carte messo in piedi dalle banche centrali. Nonostante la momentanea dimenticanza per non turbare le elezioni, aleggia tuttora sullo sfondo il rischio non risolto derivante dalla sostenibilità di alcuni bilanci del settore bancario, con i casi Deutsche Bank ed Mps che non mancheranno di dare spunti operativi e volatilità ai mercati finanziari.

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