Mersch (Bce): stimoli straordinari non possono durare in eterno

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di Luca Spoldi 17 Novembre 2016 | 13:33

COSA DECIDERA’ LA BCE L’8 DICEMBRE? – I mercati sono nervosi da giorni per il timore che l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca e le sue continue promesse di incentivare la crescita e varare misure protezionistiche finiscano col far riaccendere l’inflazione e portino la Federal Reserve ad accelerare il ritorno ad una “normalità” di politica monetaria che vuole dire tassi più elevati degli attuali (tuttora vicini ai minimi storici). Finora però il mercato non sembrava temere conseguenze immediate per Eurolandia, dove anzi la Bce l’8 dicembre potrebbe ancora decidere di estendere il programma di quantitative easing in scadenza a marzo.

MERSCH: STIMOLI NON POSSONO ESSERE PERMANENTI – Un’ipotesi che sembra però perdere peso col passare dei giorni, tanto più che oggi Yves Mersch, Governatore della Banque centrale du Luxembourg e membro del board di Eurotower, parlando a Francoforte è tornato a ribadire il concetto, già caro alle autorità tedesche, che gli stimoli straordinari varati da Mario Draghi non dovrebbero essere intesi come permanenti ed anzi dovrebbero essere ritirati il prima possibile. “Le dimensioni del programma d’acquisto implicano che occorrerà del tempo” perché gli stimoli siano azzerati, ha aggiunto il banchiere lussemburghese, “ma un impegno permanente all’acquisto di bond, per esempio, fornirebbe gli incentivi sbagliati per il finanziamento della spesa pubblica”.

OCCHIO ALLE NUOVE STIME SU CRESCITA E INFLAZIONE – Questo per Mersch sarebbe “uno s viluppo che andrebbe in direzione opposta al divieto di monetarizzazione del debito e questo sarebbe incompatibile col nostro mandato”. La maggior parte degli economisti continua comunque ad attendersi un’estensione del programma di quantitative easing della Bce, che aggiornerà anche le stime su inflazione e crescita fino al 2019. Stime che potrebbero far capire quando la Bce inizierà a ridurre i suoi stimoli, ha lasciato intendere Mersch, ipotizzando che le stime mostrino “un’inflazione a fine 2019 molto vicina al nostro obiettivo di stabilità dei prezzi di circa il 2% annuo”.

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