La scelta di Sofia/Quando si calmeranno i Btp lunghi

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di Redazione 23 Novembre 2016 | 09:12

Quella appena trascorsa è stata una settimana di “smaltimento degli enormi eccessi del dopo-Trump”, spiega Paolo Marongiu di Sofia Sgr.

“La tanto attesa pausa di riflessione si è verificata ed è stata utile per metabolizzare l’accaduto e riflettere ulteriormente sulle prospettive dei mercati nell’era Trump.

“Un obiettivo di lungo termine di Treasury decennale al 3% è realistico: secondo noi è poco probabile che venga superato, cosa che potrebbe accadere soltanto con il petrolio ben oltre i 100 dollari al barile (fattore che peraltro creerebbe ben altre implicazioni sistemiche).

“Non pensiamo che i rendimenti decennali americani andranno direttamente all’obiettivo, il percorso sarà inevitabilmente variegato: quel che è certo è che in caso di Treasury in area 2,7% (giusto per identificare un primo target importante) si muoveranno anche i rendimenti Risk-free europei e si dovrà fare attenzione anche ai movimenti nel breve, dato che la reattività del Risk-free Eurozona è maggiore, con implicazioni che poi si tradurranno anche sul cambio euro-dollaro, andando a placare l’altrimenti inesorabile Bull Market del dollaro.

“Il mercato toro della divisa americana verrà talvolta interrotto proprio in caso di ritorno di forza dei rendimenti a breve europei, che andrà a bilanciare una forza altrimenti straripante.

“I Btp lunghi hanno raggiunto un’area di potenziale assestamento nel breve termine. Un eventuale assestamento dei rendimenti Risk-free (quindi se il Bund decennale non supererà quota 0,4% e se il Btp non supera quota 2,2%, con un po’ più di agio a causa del Referendum) potrebbe produrre un po’ di volatilità sui settori che maggiormente beneficiano del rialzo dei tassi e di contro un po’ di quiete su chi è stato colpito da questo scenario”, conclude Marongiu.

“La settimana di metà mese si è chiusa con andamenti divergenti tra le aree geografiche: le Borse di Paesi Emergenti (in euro), Giappone e Stati Uniti hanno generato rendimenti positivi, mentre l’Europa è in fase riflessiva e alterna false partenze a false accelerazioni ribassiste”, commenta Claudio Manfrin. “Dal lato obbligazionario, i rendimenti governativi hanno subito un’ulteriore impennata, spinti dalla volontà della FED di procedere a un aumento dei tassi entro la fine dell’anno”.

“Il dopo Elezioni USA è stato caratterizzato dal rialzo dei titoli azionari più ciclici e da una rapida salita dei tassi USA, che hanno fatto da traino anche a quelli europei. L’ampliarsi del differenziale di tasso ha inoltre influito sull’apprezzamento del dollaro, che contro euro ha raggiunto quota 1,06”, spiega Antonio Vogini di Sofia sgr.

“L’Europa rimane comunque piuttosto debole, con la sola eccezione del listino tedesco (unico a beneficiare dell’apprezzamento del dollaro), mentre rimane sotto pressione il mercato italiano, alle prese con un nuovo allargamento dello spread in vista del Referendum di inizio dicembre”, conclude Vogini.

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